Nell’ultimo incontro del percorso Cura è Diritti abbiamo affrontato un tema tanto citato quanto spesso frainteso: il trust. Spoiler: non è la soluzione a tutto, ma può essere uno strumento utile — ma solo dentro qualcosa di più grande. Il trust è uno strumento giuridico che permette di destinare un patrimonio a una persona (ad esempio un figlio con disabilità), affidandone la gestione a qualcuno (il trustee). Sembra perfetto, no? In realtà, durante l’incontro è emerso chiaramente che: non crea risorse, non garantisce un progetto di vita, non sostituisce relazioni e servizi. È uno strumento utile, ma non dà tutte le risposte da solo.
Il nodo vero: i soldi (e non solo)
Per funzionare davvero, il trust richiede: patrimoni molto consistenti, oppure, patrimoni che producono reddito nel tempo.
Altrimenti succede questo:
- il patrimonio si consuma
- i costi di gestione lo riducono
- e il progetto di vita resta scoperto
TRUST = FIDUCIA
C’è però una parola chiave che ci portiamo a casa: fiducia
Il trust è, prima di tutto, un rapporto fiduciario.
E questo apre una domanda enorme:
👉 siamo pronti a fidarci?
👉 a condividere?
👉 a costruire insieme?
Perché il punto è questo: “Da soli non si va da nessuna parte.”
La vera svolta: comunità, non strumenti
Le esperienze raccontate (come progetti di cohousing e fondazioni) ci dicono una cosa molto chiara: il trust funziona solo se inserito in un ecosistema.
Cioè:
- famiglie che si uniscono
- fondazioni che coordinano
- servizi pubblici integrati
- reti territoriali attive
E soprattutto: progetti di vita costruiti insieme, non solo scritti.
Una cosa potentissima che il trust può fare
Una delle cose più belle emerse: costringe a scrivere il progetto di vita. E questo cambia tutto.
Fermarsi e chiedersi:
- come vogliamo che viva nostro figlio?
- con chi?
- in che contesto?
- con quali relazioni?
Questo è già trasformazione.
Quindi cosa serve davvero?
- costruire reti
- condividere risorse
- fare pressione politica
- sperimentare dal basso
- uscire dalla logica “ognuno per sé”
Vuoi approfondire? (tutto gratuito)
Ecco alcuni materiali utili:
🔹 Trust e “Dopo di noi”
- Legge 112/2016 spiegata:
https://www.handylex.org/schede/dopo-di-noi-legge-112-2016/ - Guida ANFFAS sul trust:
https://www.anffas.net/it/cosa-facciamo/pubblicazioni/
🔹 Progetto di vita e disabilità
- Linee guida progetto di vita (Ministero):
https://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita/disabilita - ICF (modello bio-psico-sociale):
https://icd.who.int/dev11/l-icf/en
🔹 Deistituzionalizzazione
- Articolo InformareUnH:
https://informareunh.it/la-istituzionalizzazione-in-italia-storia-dati-e-prospettive/ - Linee guida europee:
https://www.deinstitutionalisationguide.eu/
🔹 Esperienze e pratiche
- ANFFAS – progetto di vita:
https://www.anffas.net/it/cosa-facciamo/progetti/ - Fondazione Dopo di Noi:
https://www.fondazionedopodinoi.it/
Per non concludere
Il trust può essere uno strumento.
Ma non è la risposta.
La risposta è: comunità, relazioni, progetto di vita e costruzione dal basso.
Perché la cura — davvero — è un diritto.
Non un favore.


