Resilienza, psicologia e autonomia – Intervista a Marta Civitella, psicologa cieca

Resilienza, psicologia e autonomia – Intervista a Marta Civitella, psicologa cieca

Abbiamo avuto il piacere di incontrare Marta Civitella, psicologa e psicoterapeuta in formazione, attualmente iscritta al terzo anno della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale presso l’Istituto Skinner. Dopo aver conseguito la laurea triennale e magistrale in Psicologia presso l’Università LUMSA, Marta ha svolto i suoi tirocini accademici e ha superato l’esame di Stato con iscrizione all’albo professionale. In parallelo ha iniziato a esercitare, offrendo consulenze sia online che in presenza, mentre continua il suo percorso di formazione.

Da circa un anno, Marta collabora anche come volontaria con Ipse Lab APS, grazie al quale ha potuto fare esperienza diretta nella presa in carico di pazienti.

Impegno nel Sociale: Collaborazioni con Centri Antiviolenza

A partire da aprile, Marta ha intrapreso una collaborazione con il Telefono Rosa, una delle più note associazioni italiane che si occupano di violenza di genere. Qui, svolge consulenze in sede e parteciperà, da settembre, anche a progetti di sensibilizzazione.

In parallelo, svolge un tirocinio presso il CAV Sapienza, un centro antiviolenza con cui ha scelto di collaborare per arricchire la sua esperienza in un ambito che sente profondamente vicino. Nei primi due anni della scuola di specializzazione, aveva infatti già lavorato presso Centri di Salute Mentale, dove ha affrontato casi di schizofrenia, disturbi paranoidi e ansia generalizzata. La scelta di concentrarsi ora sull’ambito della violenza di genere nasce dal desiderio di ampliare la propria esperienza clinica e di lavorare in un settore che considera significativo e urgente.

La Vocazione Psicologica: Una Scelta Chiara sin dal Liceo

Il percorso di Marta verso la psicologia è iniziato già ai tempi del liceo scientifico. Nonostante alcuni suggerimenti ricevuti a causa della sua disabilità visiva congenita (Marta è non vedente dalla nascita a causa di un glaucoma congenito bilaterale), ha sempre mantenuto una forte convinzione: la psicologia sarebbe stata il suo futuro.

Alcuni le consigliavano carriere più “manuali” o considerate “tradizionali” per le persone cieche, come il centralinista o il fisioterapista. Ma Marta ha saputo ascoltarsi, scegliendo la via che sentiva davvero sua. “Non mi piaceva”, racconta parlando della fisioterapia, “non lo sentivo nelle mie corde”.

Dotata di una forte empatia e predisposizione all’ascolto, Marta ha sempre cercato di mettersi nei panni degli altri. Anche da adolescente, era il punto di riferimento delle amiche nei momenti difficili, ruolo che ha gradualmente preso forma nella sua vocazione professionale.

Il Supporto e Gli Alleati nel Percorso

Fortunatamente, Marta ha potuto contare su una rete di supporto solida e affettuosa. Genitori, insegnanti di sostegno, educatrici: tutti hanno creduto in lei, lasciandola libera di scegliere il proprio cammino e alimentando la sua autonomia.

Non sono mancati, certo, commenti scoraggianti. Qualcuno le ha suggerito che avrebbe dovuto optare per un mestiere “più adatto”, meno affollato di colleghi, o più “facile”. Ma Marta ha fatto della determinazione e della fiducia nei propri sogni una vera forza trainante.

La sua disabilità, invece che ostacolo, è stata vissuta fin da piccola come una risorsa. Una chiave per sviluppare una sensibilità unica, utile tanto nella vita quanto nella professione. E soprattutto: “Nel rapporto con il paziente, la vista serve ben poco – ciò che conta è l’alleanza terapeutica e la capacità di ascoltare profondamente”, afferma Marta con sicurezza.

Un’Infanzia e Adolescenza tra Autonomia e Tecnologia

Marta è nata e cresciuta ad Artena, un piccolo paese in provincia di Roma, vicino a Colleferro e Valmontone. Ha vissuto lì fino ai 25 anni con i genitori, circondata da un ambiente che, seppur di paese, non le ha mai fatto mancare il sostegno e l’inclusione.

Durante gli anni scolastici, ha sempre frequentato scuole comuni, senza mai incontrare particolari ostacoli legati alla sua disabilità. Fino ai primi anni del liceo, ha studiato e scritto in Braille, per poi passare gradualmente all’uso del computer con sintesi vocale e barra Braille. “Non è stato facile allontanarmi dalla carta, a cui ero molto legata”, ammette, “ma era inevitabile”.

La tecnologia si è rivelata una risorsa essenziale, soprattutto durante gli anni universitari, quando la reperibilità dei testi in Braille era limitata. Oggi, tutto il suo lavoro di studio e documentazione passa attraverso strumenti digitali.

Consapevolezza della Disabilità: Una Crescita Graduale

Uno dei momenti più significativi nella vita di Marta è stata la progressiva presa di coscienza della propria disabilità visiva. Come lei stessa racconta, questa consapevolezza non è arrivata di colpo, ma si è delineata gradualmente, a partire da piccoli segnali durante l’infanzia.

Un esempio? Notare che, mentre tutti i compagni di classe scrivevano con la penna, lei usava la tattilo Braille. Questa differenza la portava a intuire che qualcosa fosse diverso, ma non in modo traumatico: anche grazie all’atteggiamento positivo della famiglia, Marta ha sempre vissuto la propria disabilità con serenità.

Crescendo, l’autonomia è diventata un tema centrale: ha iniziato a usare il bastone bianco, ha frequentato corsi per l’autonomia domestica e ha imparato ad affrontare con consapevolezza ogni nuova sfida.

L’Incontro con Altri Non Vedenti: Un Nuovo Mondo

Un momento di svolta è arrivato intorno ai 12 anni, quando ha iniziato a frequentare corsi presso l’Istituto Romagnoli. È lì che, per la prima volta, ha conosciuto altri ragazzi ciechi. Fino ad allora, ad Artena, era stata probabilmente l’unica non vedente. Il confronto con coetanei che condividevano la sua stessa condizione è stato fondamentale: Marta ha potuto scambiare esperienze, imparare nuove strategie e rafforzare la propria identità.

Successivamente, ha partecipato ad attività con l’Unione Italiana Ciechi e frequentato corsi presso l’Istituto Sant’Alessio. Questi percorsi le hanno permesso non solo di acquisire nuove competenze, ma anche di conquistare una crescente indipendenza: ha cominciato a viaggiare da sola, a spostarsi con i mezzi pubblici e a vivere con maggiore autonomia.

La Ricchezza della Diversità nell’Approccio Terapeutico

Tornando alla sua professione, Marta riflette sul valore che la propria esperienza personale può portare nel lavoro clinico. Avere vissuto in prima persona la disabilità – e il percorso di accettazione e autonomia che ne è seguito – le permette di essere un esempio positivo per i suoi pazienti.

“Nonostante una disabilità visiva e delle difficoltà nella vita, si possono comunque mettere in campo delle risorse per affrontare gli ostacoli”, afferma Marta con convinzione.

È questa autenticità, unita a empatia e determinazione, a costituire uno dei tratti distintivi del suo approccio terapeutico.

Consigli ai Genitori di Bambini Ciechi o Ipovedenti

Marta offre anche riflessioni preziose per genitori che si trovano ad affrontare la scoperta della disabilità visiva nei propri figli. I suoi consigli sono chiari e profondi:

  • Accettare la realtà con lucidità: negare la disabilità non aiuta; riconoscerla è il primo passo per affrontarla.
  • Informarsi e cercare supporto: rivolgersi a istituzioni, associazioni o persone che hanno vissuto esperienze simili può fare una grande differenza.
  • Non sentirsi in colpa: vivere e accettare le emozioni è fondamentale per aiutare i figli in modo autentico.
  • Favorire l’autonomia e le esperienze: è importante che i bambini ciechi crescano insieme ai coetanei normodotati, affrontino sfide e costruiscano relazioni.

Come racconta, i suoi genitori – pur vivendo in un piccolo paese – si sono attivati, informati e hanno fatto tutto il possibile per garantirle opportunità di crescita. Un esempio concreto di come l’atteggiamento della famiglia possa cambiare la traiettoria di una vita.

Psicologia e Disabilità: Si Può Fare

A chi desidera intraprendere una carriera nella psicologia pur avendo una disabilità, Marta dice: fatelo.

Certo, ammette che ci sono sfide pratiche da affrontare, come ottenere i libri di testo in formati accessibili o digitalizzarli autonomamente. Tuttavia, con l’aiuto della tecnologia – sintesi vocale, barra Braille, strumenti digitali – è assolutamente possibile studiare e lavorare nel campo della salute mentale.

Racconta della sua esperienza alla LUMSA, dove ha frequentato sia la triennale che la magistrale: anche in assenza di tutor specifici, ha trovato strategie per affrontare il percorso in autonomia, ad esempio scansionando i libri da sola e leggendo tramite i dispositivi assistivi.

“Se ci credete, provateci. La tecnologia è una risorsa enorme e oggi può davvero fare la differenza”.

Strategie di Autocura: Come Marta si Riprende dallo Stress

La professione psicologica è intensa, e come tutti, anche Marta ha bisogno di ricaricare le energie. Alla domanda “Come ti riprendi dopo una giornata stressante?”, risponde con naturalezza:

  • Audiolibri e musica sono per lei due strumenti essenziali per disconnettersi e ritrovare calma.
  • Ribadisce un concetto importante: non è necessario stare sempre “a 3000”. Concedersi pause è fondamentale per preservare il benessere psicologico.

Un consiglio semplice, ma terapeutico: ritagliarsi momenti per sé è parte integrante dell’equilibrio personale e professionale.

Alleanza Terapeutica: Il Cuore della Psicoterapia

Uno degli aspetti centrali del lavoro di Marta è l’alleanza terapeutica, ovvero il legame di fiducia che si crea tra paziente e terapeuta.

“Senza una buona relazione terapeutica, non c’è terapia”, afferma con decisione.

La fiducia reciproca è la base su cui costruire ogni percorso di cura. Il paziente deve sentirsi accolto, capito e al sicuro. Solo così potrà aprirsi realmente e affrontare i propri nodi interiori.

Separare Vita Privata e Professione: Una Scelta Consapevole

Pur svolgendo un lavoro così centrato sulle relazioni e sull’empatia, Marta riesce a tenere ben distinti i confini tra vita professionale e vita privata.

Durante il lavoro è concentrata, presente, focalizzata sul paziente. Ma una volta concluso l’orario lavorativo, è capace di staccare e tornare a vivere i suoi spazi personali. “È fondamentale mantenere il giusto distacco emotivo”, spiega, “altrimenti si rischia di essere travolti dalle storie degli altri”.

Confini Etici: Perché Non Si Fa Terapia ad Amici o Familiari

Una questione interessante affrontata durante l’intervista riguarda l’etica della psicoterapia: è giusto fare terapia a un amico o a un familiare? La risposta, per Marta, è chiara: no, ed è un principio che trova conferma anche nel codice deontologico della professione.

Fare terapia a una persona con cui si ha un legame affettivo importante può compromettere l’oggettività e la neutralità necessarie in ambito clinico. Come spiega Marta, se un’amica le raccontasse un conflitto con il proprio compagno, sarebbe difficile mantenere una visione neutra. L’emotività personale, il desiderio di “dare ragione” o proteggere, influenzerebbe inevitabilmente l’approccio terapeutico.

A rafforzare questa riflessione, l’intervistatore aggiunge un punto fondamentale: parlare con uno sconosciuto può essere più liberatorio. Non ci sono filtri, né il timore di ferire chi ci ascolta. E proprio per questo, un terapeuta “estraneo” può diventare uno spazio sicuro e neutro, dove esprimersi senza paura di giudizi o preoccupazioni.

Una Vita a Roma: Autonomia e Nuovi Inizi

Oggi Marta vive a Roma, nel quartiere Scolana, insieme al suo compagno. Prima abitavano a Primavalle, sempre nella capitale. Il trasferimento è avvenuto grazie a un’opportunità abitativa offerta da un istituto, che ha permesso loro di stabilirsi in una zona ben servita e comoda per gli spostamenti.

Per Marta, Roma rappresenta la possibilità di essere davvero indipendente. Provenendo da Artena, un piccolo centro dove gli spostamenti sono difficili senza automobile e dove la madre non guida più, vivere in città ha fatto la differenza.

“A Roma ho trovato autonomia, mezzi pubblici, servizi: posso fare tutto da sola. Non tornerei ad Artena, se non per qualche giorno con la mia famiglia.”

Naturalmente, Roma ha anche i suoi contro: il caos, il traffico, l’adattamento al ritmo cittadino. Ma nel bilancio personale di Marta, i vantaggi superano di gran lunga gli svantaggi.

Paesaggi Sonori: Quando il Rumore è Casa

Una riflessione poetica e affascinante dell’intervista riguarda la differenza tra i paesaggi sonori di Roma e del paese natale.

Nel suo racconto, Marta descrive il silenzio profondo e quasi surreale di Artena, interrotto solo dai versi degli animali notturni: asini, galli, uccellini. Un silenzio che, per chi si è abituato al rumore costante della città, può diventare quasi inquietante.

“A Roma sento motorini, macchine, turbinio costante. Quel rumore è diventato la normalità, il silenzio mi mette ansia.”

Un contrasto che mette in evidenza come l’ambiente sonoro contribuisca al senso di “casa”. Per Marta, la città è oggi il suo contesto naturale, dinamico e stimolante.

Lo Sguardo sui Vedenti: Nessuna Barriera, Solo Connessioni

In un passaggio tanto divertente quanto significativo, viene chiesto a Marta: “Ma tu, i vedenti come li vedi?”.

Con il suo solito spirito diretto e ironico, Marta risponde che ha sempre vissuto circondata da persone vedenti, e che questo ha influenzato anche i suoi gusti: dà molta importanza all’abbinamento dei colori e all’estetica, aspetti che ha interiorizzato grazie a figure di riferimento come sua madre e le sue amiche.

“Forse ne do anche troppa importanza! Ma è una modalità appresa.”

Riconosce che talvolta chi vede può avere difficoltà ad aiutare le persone cieche per mancanza di esperienza o competenze, ma non ha mai avuto pregiudizi. La sua vita è sempre stata arricchita dal confronto, dal dialogo e dalla coesistenza.

Messaggio in Bottiglia: Non Fermarsi Mai

Nel momento più profondo dell’intervista, Marta viene invitata a lanciare un messaggio in bottiglia, rivolto a chi ascolta o legge. E le sue parole sono un vero manifesto di resilienza e determinazione:

“Bisogna provarci sempre. Le difficoltà fanno parte della vita, ma non bisogna arrendersi. Tutti i sacrifici verranno ripagati.”

La sua testimonianza è un invito a credere nei propri obiettivi, anche quando la strada è in salita, e a non perdere mai il desiderio di andare avanti. Marta non nega le sfide, ma le affronta con realismo e forza interiore.

Il Senso della Vita, Secondo Marta

L’intervista si chiude con una domanda che va dritta al cuore: “Qual è il senso della vita?”

Marta, con la sensibilità che l’ha accompagnata per tutto il dialogo, risponde:

“La vita è un dono. Va vissuta pienamente, con tutto quello che porta: momenti belli e brutti. Anche il dolore ha un senso. Bisogna assaporarla, momento dopo momento.”

Una riflessione che sintetizza perfettamente il suo approccio esistenziale: accogliere ogni esperienza, con consapevolezza e gratitudine, trasformando le fragilità in risorse.

Una Voce da Recovery: Condivisione, Calore e Umanità

L’intervista con Marta Civitella si è conclusa in un clima caloroso, informale e pieno di riconoscenza reciproca. I conduttori, scherzando tra battute e saluti estivi, hanno ringraziato Marta per la sua disponibilità, la generosità con cui ha condiviso la sua esperienza e la sensibilità che ha saputo trasmettere agli ascoltatori.

Marta, a sua volta, ha ribadito con entusiasmo il suo impegno a continuare a partecipare attivamente alle iniziative di Recovery, la realtà che ha ospitato l’intervista e che si occupa di salute mentale in modo inclusivo, umano e autentico.

L’atmosfera rilassata e familiare ha reso il finale dell’incontro particolarmente significativo: tra un augurio di buona estate e qualche ironia sul lavoro estivo (“sudare sulla Prenestina” invece che viaggiare per il mondo), si è creata una chiusura spontanea e vera, perfettamente in linea con il tono sincero dell’intervista.


Conclusione: Una Vita Vissuta a Pieno

L’incontro con Marta Civitella non è stato solo il racconto di un percorso professionale: è stata una lezione di vita autentica, un esempio di come la determinazione, il coraggio e l’umanità possano trasformare ogni ostacolo in risorsa.

Marta non si è mai fermata davanti alla disabilità. Ha saputo riconoscerla, affrontarla, accettarla — e soprattutto viverla senza mai lasciarsi definire da essa. Il suo amore per la psicologia, il desiderio di aiutare gli altri e la capacità di separare il lavoro dalla vita personale mostrano una maturità e un equilibrio rari.

I suoi consigli ai genitori, agli studenti con disabilità e ai colleghi psicologi non sono solo teorici: nascono dall’esperienza vissuta, dalla pratica quotidiana, da una sensibilità profonda e consapevole.

Infine, il suo “messaggio in bottiglia” ci invita a non arrenderci, a inseguire gli obiettivi anche quando la strada sembra in salita, a vivere ogni momento con intensità. Perché, come lei stessa dice:

“La vita è un dono, va vissuta con tutto quello che ha da darci, sia negativo che positivo. Ne vale la pena.”

Grazie, Marta, per aver condiviso con noi la tua storia. È un racconto che arricchisce, che ispira e che lascia il segno.


🎧 Questa intervista è stata realizzata all’interno del progetto “Recovery – L’arte di riprendersi”, disponibile anche in formato podcast.
📍 Segui Marta Civitella e le iniziative di Ipse Lab/Radio32, Telefono Rosa e CAV Sapienza per saperne di più.
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