Quando il quotidiano è progetto di vita: il ruolo dell’assistente alla persona nelle disabilità complesse

Quando il quotidiano è progetto di vita: il ruolo dell’assistente alla persona nelle disabilità complesse

In questa seconda tappa annunciata dell’intervista (qui, la prima parte), dell’associazione Aemocon e Teresa Bellini della Fondazione Condivivere, si confrontano su un tema centrale: la figura dell’operatore domiciliare – o, meglio, dell’assistente alla persona – nei percorsi di vita delle persone con disabilità intellettiva complessa. Buon ascolto!

Oltre il centro diurno: i bisogni reali delle persone

La riflessione parte da un’esigenza sempre più sentita da parte delle famiglie e delle persone con disabilità: ricevere un supporto realmente personalizzato, in grado di rispondere ai bisogni individuali al di fuori dei contesti standardizzati come i centri diurni. «Molti servizi – spiega Alice – propongono attività rigide, frammentate, che finiscono per lasciare ampie zone d’ombra nel quotidiano delle persone. Ma la vita non si ferma quando finiscono le attività previste dal servizio».

Emergono così bisogni che riguardano il vivere quotidiano: uscire la sera, andare allo stadio, cucinare, fare la spesa, prendersi cura di sé. Attività semplici, ma fondamentali per il benessere e l’autonomia delle persone. È qui che si inserisce il bisogno di una figura nuova, che non abbia solo una funzione assistenziale, ma che sia capace di abitare con competenza e sensibilità la sfera intima della quotidianità, mantenendo uno sguardo educativo.

Un supporto continuo, ma non passivo

«Abbiamo iniziato a interrogarci – continua Alice – su chi potesse affiancare la persona nella vita di tutti i giorni senza ridurla a oggetto di cura passiva. Il rischio è quello di “riempire i vuoti” con operatori che si limitano a svolgere compiti igienico-sanitari, escludendo la persona dalla partecipazione attiva». La proposta allora è quella di un assistente alla persona formato, che lavori in sinergia con l’équipe educativa, lo psicologo, il pedagogista, la famiglia. Una figura che possa sostenere la persona nei suoi bisogni primari senza rinunciare a un approccio educativo, relazionale, coerente con il progetto di vita.

Il caso di Alberto: un’esperienza concreta

A raccontare l’unica esperienza attualmente avviata in questo senso è Teresa, madre di Alberto, un giovane uomo con una disabilità complessa, che oggi vive in autonomia con il supporto di un’assistente alla persona. «Alberto ha frequentato un centro diurno dopo la scuola – racconta Teresa – ma si è reso conto molto presto che non era il suo posto. Un giorno ha deciso di tornare a casa da solo, rifiutando quel contesto. Non parlando, ha usato il corpo per comunicare. E ha scelto».

Grazie al supporto della Fondazione e di una rete educativa costruita negli anni, Alberto oggi vive in una casa tutta sua nel quartiere Dergano, a Milano. Condivide la quotidianità con una persona che lo affianca 24 ore su 24 e che lo aiuta a esprimere se stesso nei gesti più semplici: fare la spesa, andare in palestra, muoversi nel quartiere, coltivare relazioni. «Non è stato facile – aggiunge Teresa – ma con la determinazione e la competenza dell’équipe educativa abbiamo superato molti ostacoli. E oggi Alberto conduce una vita piena, inserita nel suo territorio, con grande soddisfazione».

Un modello replicabile?

L’esperienza di Alberto dimostra che un altro modo di fare assistenza è possibile. Che la vita autonoma – anche in presenza di bisogni complessi – può essere costruita con rigore, pazienza e visione. E che il lavoro dell’assistente alla persona, se inserito in un progetto educativo personalizzato, può essere una risorsa preziosa per dare concretezza al diritto alla cura.

Molti altri giovani e famiglie stanno oggi guardando a questa esperienza con interesse. La sfida, ora, è costruire percorsi formativi adeguati, riconoscere e sostenere queste nuove figure professionali e immaginare un sistema di welfare capace di valorizzare il quotidiano come parte fondamentale del progetto di vita.

Nell’intervista parliamo di questo e di molto altro.