“In questo libro sono raccolte poesie e pensieri scritti durante un periodo di primo senso di guarigione rispetto all’esperienza di un disagio psichico grave. In verità, più che “guarigione” si può anche utilizzare la parola “consapevolezza”, riferendosi a ciò che da un senso di benessere riflettendo sul mondo e sulle persone in base alla propria esperienza di vita ed al proprio dolore interiore. Il pensiero di per sé può liberare o imprigionarci e trovando nel profondo un dialogo autentico con se stessi si può trovare man mano un senso di sollievo alla sofferenza. La poesia e la scrittura possono dare piacere a chi scrive e a chi legge. Le poesie proposte nel libro nascono da un impeto interiore con cui dare forma a momenti di ispirazione liberanti. I temi variano dall’amore ai momenti duri, dai ragionamenti più filosofici a cose più usuali. La raccolta comprende scritti creati dal 2020 al 2025 ed è rivolta a tutti coloro che amano le rime, la poesia e che sono alla ricerca di qualche spunto di riflessione attraverso il piacere della scrittura creativa.” Andrea Terracciano
“non c’è cosa più folle, che prendere atto della realtà”
Questa raccolta nasce dal bisogno, dalla spinta profonda e istintiva che nasce quando il dolore bussa e chiede parola. Non è una raccolta costruita a tavolino, ma un insieme di poesie nate nel tempo, a volte come un’urgenza simile al bere l’acqua, al fumare, al respirare. La scrittura, per l’autore, è stata un modo per sopravvivere, per raccogliere i pezzi, per dare forma alla follia e per riconciliarla con l’umano.
Molti dei testi che troverete qui sono nati dentro un percorso di cura, dentro una lotta personale e collettiva contro lo stigma, quello sociale e quello più subdolo: l’autostigma, che ci portiamo dentro quando iniziamo a credere di meritarci le etichette che ci vengono appiccicate addosso.
Questa è una raccolta che parla di disagio psichico, certo, ma anche di identità, di sensibilità, di valore personale, di equilibrio precario, di rinascita. Ci sono poesie che parlano del baratro, di quel momento in cui tutto sembra distrutto e non c’è via d’uscita.
Ma ci sono anche quelle che raccontano cosa vuol dire sentirsi bene, non in modo euforico, non in stile “Amazon Prime della felicità”, ma nel senso più vero: accettare gli alti e bassi, convivere con le voci, imparare a scegliersi le persone, le parole, i desideri. Sentirsi bene non è un picco, è una costruzione lenta, una presa d’atto.
Per l’autore, la salute mentale non è un concetto astratto, né un argomento da trattare con distacco accademico.
È qualcosa che si vive, che si monitora ogni giorno, dentro e fuori. Richiede introspezione, ma anche relazioni umane autentiche. Richiede spazio, ascolto, attenzione. Anche quando ci sembra che tutto stia crollando. Anzi, soprattutto in quei momenti.
La follia di cui si parla in queste poesie non è quella raccontata dai manuali clinici. È una forza primitiva, ambivalente, che può generare distruzione ma anche bellezza. È la follia di chi ama troppo, di chi si prende troppo sul serio, di chi si sente inferiore o superiore e inciampa nelle proprie convinzioni.
È la follia di chi cerca, ostinatamente, un significato nel caos. Di chi, nel dolore, scopre la propria voce. In questa raccolta troverete anche una riflessione sullo stigma, su cosa vuol dire essere visti solo attraverso le lenti del pregiudizio. E su cosa succede quando quel pregiudizio si radica dentro. Scrivere è stato il modo per smontare quelle lenti, una a una, e ritrovare il proprio volto.
Non prendete troppo sul serio quello che leggerete. O forse sì, fatelo. Ma lasciate che ogni poesia vi parli nel modo che preferite. Leggetele tutte o apritene una a caso. Cercate la rima, il ritmo, o semplicemente un’eco che vi somigli. Forse, come l’autore, scoprirete che la cultura nasce da una ferita, e che, proprio lì, dove brucia, può cominciare qualcosa di nuovo.
Edgardo Reali



