L’Incontro tra Psicoterapia e Lingua dei Segni. Ne parliamo con la dott.ssa Valentina Colozza

L’Incontro tra Psicoterapia e Lingua dei Segni. Ne parliamo con la dott.ssa Valentina Colozza

La psicoterapia e la lingua dei segni possono sembrare due mondi separati, ma l’esperienza della dott.ssa Valentina Colozza, psicoterapeuta sistemico-familiare con una specializzazione in ambito infantile, ha dimostrato come queste due discipline possano fondersi, dando vita a un innovativo metodo di intervento per bambini e ragazzi non verbali. Dall’unione di diverse esperienze nel campo della psicologia, dei disturbi del linguaggio e della Lingua dei Segni nasce il progetto I-SPK, Io Se Posso Komunico, un metodo ideato da parte di un gruppo di psicoterapeute e interpreti LIS dove si usa la Lingua dei Segni italiana (Lis) con bambini e giovani adulti con disturbo o assenza del linguaggio parlato.

In questa intervista, parliamo di questo e di molto altro. Buon ascolto!

Un’Esperienza che Ha Dato Vita a un Nuovo Metodo

E’ nel 2016 la prima esperienza che fa nascere un protocollo di intervento sperimentale. A distanza di anni il protocollo sperimentale è diventato un metodo che viene utilizzato con diverse famiglie su tutto il territorio nazionale.

L’inizio di questo percorso è stato segnato dall’incontro con una famiglia la cui figlia, affetta da una sindrome rara, non era in grado di parlare. La necessità di sviluppare una modalità di comunicazione efficace ha portato alla sperimentazione dell’uso della lingua dei segni all’interno di un percorso psicoterapeutico. L’integrazione di questi due strumenti si è rivelata vincente, consentendo alla ragazza di esprimere i propri bisogni e di migliorare il suo benessere emotivo.

Cosa Significa “Non Verbale”?

Il termine “non verbale” è spesso oggetto di discussione. Alcuni preferiscono il termine “non vocale”, in quanto la lingua dei segni è considerata comunque una forma di comunicazione verbale. La caratteristica della non verbalità attraversa numerose condizioni di salute e disabilità, dalle difficoltà fisiche e organiche (ad esempio, problemi oro-buccali o muscolari) fino a condizioni genetiche più complesse. Tuttavia, la letteratura scientifica non fornisce ancora dati precisi sulla frequenza di queste condizioni.

L’Associazione e il Lavoro sul Territorio

Io Se Posso Komunico, associazione di cui la dott.ssa Colozza è presidente, è un’associazione di promozione sociale, con sede a Roma e con equipe dislocate su tutto il territorio, ha un direttivo, un consiglio di amministrazione, soci divisi fra volontari e non, diversi tirocinanti afferenti da Università e scuole di specializzazione.

Per ogni famiglia che viene presa in carico si crea un’equipe sul territorio che si interfaccia con tutti i professionisti che seguono il caso, creando così’ “l’equipe territoriale“.

Al fine di garantire un sistema di qualità, formazione e supervisione continua l’Associazione predispone una “equipe di base” formata da psicoterapeute infantili e familiari, interpreti Lis, logopedista, neuropsicomotricista, neuropsichiatra, analista del comportamento, che si interfaccia bimestralmente con l’equipe territoriale.

Io Se Posso Komunico non è solo un’associazione, non è solo un metodo per bambini e ragazzi che non possono parlare, ma è anche un Centro Clinico dove si svolge ricerca e formazione.

L’associazione nata da questa esperienza ha la sua base a Roma, nel quartiere di San Giovanni, ma opera su tutto il territorio nazionale. Le famiglie si recano al centro per una prima valutazione, dopodiché viene organizzata un’équipe locale che segue l’intervento specifico nella città di residenza della famiglia. Questo modello di lavoro garantisce un supporto continuo, con follow-up e raccordi genitoriali gestiti dal case manager di riferimento. Tuttavia, la ricerca di operatori specializzati è una sfida complessa. Alcune città presentano una grave carenza di educatori e insegnanti, rendendo difficile la creazione di équipe locali. Inoltre, le differenze tra le regioni italiane in termini di servizi e assistenza sono spesso marcate.

Per esempio, nel Lazio esiste un bonus per le famiglie con disabilità, denominato “Family”, che non è presente in altre regioni. Le Difficoltà nell’Interazione con le Istituzioni Uno degli ostacoli più grandi per l’inclusione della lingua dei segni nei percorsi di supporto è rappresentato dalla resistenza di alcune istituzioni. La figura del neuropsichiatra è fondamentale per sbloccare risorse e servizi, ma in alcuni casi si riscontrano atteggiamenti di chiusura nei confronti di metodologie alternative alla comunicazione verbale. In alcune situazioni, nonostante le evidenze positive, gli specialisti hanno rifiutato di riconoscere la lingua dei segni come strumento valido, costringendo le famiglie a trovare soluzioni alternative a proprie spese.

L’integrazione tra psicoterapia e lingua dei segni rappresenta una risorsa preziosa per migliorare la qualità della vita delle persone non verbali e delle loro famiglie. Tuttavia, per garantire un accesso equo ai servizi, è necessario sensibilizzare maggiormente le istituzioni e ridurre le disparità regionali. Il lavoro svolto dall’associazione dimostra come sia possibile creare una rete di supporto efficace, ma servono più risorse e una maggiore apertura da parte del sistema sanitario e scolastico per poter offrire a tutti i bambini e ragazzi la possibilità di comunicare e crescere nel miglior modo possibile.

La Presa in Carico e il Ruolo del Case Manager nella Riabilitazione

La presa in carico di un paziente rappresenta un momento cruciale nel percorso di cura e riabilitazione. Questo processo implica un approccio integrato e multidisciplinare, volto a garantire un’assistenza continuativa e personalizzata. In questo contesto, il case manager svolge un ruolo chiave, fungendo da figura di riferimento per il paziente e coordinando i diversi professionisti coinvolti nel percorso terapeutico.

Il Ruolo del Case Manager

Il case manager è un professionista sanitario che si occupa di gestire l’intero iter riabilitativo del paziente, dalla valutazione iniziale fino alla fase di follow-up. Le sue principali responsabilità includono:

  • Valutazione dei bisogni del paziente, attraverso l’analisi della sua condizione clinica, sociale e psicologica.
  • Pianificazione dell’intervento riabilitativo, definendo gli obiettivi a breve e lungo termine.
  • Coordinamento dei servizi sanitari e sociali, facilitando la comunicazione tra medici, terapisti, assistenti sociali e familiari.
  • Monitoraggio dei progressi e adattamento del piano riabilitativo in base alle esigenze emergenti.
  • Supporto al paziente e alla famiglia, fornendo informazioni e aiutandoli a superare le difficoltà legate alla gestione della malattia.

L’Importanza del Territorio nella Riabilitazione

Un elemento fondamentale della presa in carico è il contesto territoriale in cui il paziente vive. Un buon sistema di riabilitazione deve prevedere un’integrazione efficace tra ospedale, servizi territoriali e comunità. Questo approccio permette di:

  • Ridurre i ricoveri ospedalieri non necessari, favorendo la continuità assistenziale a domicilio o in strutture adeguate.
  • Facilitare il reinserimento sociale del paziente, garantendo un supporto personalizzato nel contesto di vita quotidiano.
  • Coinvolgere le reti familiari e sociali, che rappresentano un sostegno essenziale nel processo di recupero.

Conclusioni

La presa in carico globale del paziente, guidata da un case manager competente e supportata da una rete territoriale efficace, è determinante per il successo del percorso riabilitativo. Solo attraverso un approccio sinergico e personalizzato è possibile garantire il benessere del paziente, migliorando la qualità della vita e ottimizzando le risorse sanitarie disponibili.