L’Insania Fest è un progetto nato tre anni fa a Cori con l’intento di cambiare la narrazione sulla salute mentale. Si tratta di un festival gratuito, giunto ormai alla sua terza edizione, che nel tempo si è allargato coinvolgendo anche la vicina Cisterna di Latina. L’edizione attuale conta ben 22 eventi distribuiti tra le due località, con l’obiettivo di promuovere un nuovo paradigma culturale sul benessere psicologico. Dietro il festival c’è una rete viva di persone e associazioni: in particolare, Polygonal e il collettivo Primo Contatto. Il gruppo è variegato e multidisciplinare: tra i fondatori e collaboratori troviamo Peppe Cardilli, ideatore del progetto, ma anche insegnanti universitari, filosofi, artisti, fotografi, psicologi, assistenti sociali e tecnici della comunicazione.
Li abbiamo intervistati. Buon ascolto!
Una comunità affiatata fatta di relazioni autentiche
Il filo conduttore di Insania Fest è chiaro: l’amicizia. Non si tratta di un aspetto secondario, ma di un vero e proprio principio organizzativo. Le relazioni autentiche all’interno del gruppo permettono di gestire anche i conflitti in modo sano, in un clima di reciproco rispetto. Come spiegano i fondatori, Insania Fest non ha come obiettivo primario la semplice sensibilizzazione – che può spesso essere manipolata o svuotata di significato – ma la realizzazione concreta di pratiche collettive, capaci di portare un vero cambiamento culturale e politico.
Un festival che nasce da un’urgenza personale
Il progetto nasce da un’intuizione di Peppe, che racconta di aver sentito forte la solitudine legata alla propria esperienza di disagio mentale. Tuttavia, riconoscendo il valore della rete familiare e comunitaria che lo circondava, ha deciso di trasformare quella sofferenza in un’occasione collettiva di condivisione e azione.
“Il diritto alla salute – afferma – è un problema collettivo e politico. Non possiamo trattare la sofferenza mentale come una questione individuale o pietistica.”
Questo approccio è influenzato da una visione basagliana, secondo la quale ogni persona, da vicino, è potenzialmente “anormale”. Da qui nasce l’idea che ogni vissuto personale abbia valore politico, e che sia possibile – e necessario – costruire narrazioni alternative in grado di scardinare i pregiudizi e la patologizzazione della vulnerabilità.
Un collettivo che cresce e si espande
A partire da un’esperienza personale, Peppe ha “lanciato un sasso” nella comunità, trovando nelle persone giuste – tra cui Carlo Miccio, scrittore e attivista – un fertile terreno di collaborazione. Da questo incontro fortunato è nato un collettivo in continua espansione, in cui ognuno porta competenze, idee e, soprattutto, la volontà di costruire un’alternativa reale.
Lo spazio da cui si collegano alcuni membri del collettivo è descritto come un luogo carico di memoria e significato: un vero e proprio studio ricco di arte, fotografie e simboli culturali come Frida Kahlo, David Bowie, Franz Fanon e un’opera dello stesso Carlo Miccio. Una cornice visiva che racconta l’identità profonda del progetto: arte, lotta, estetica e pensiero critico si fondono in un unico spazio.
Un’esperienza formativa e trasformativa
Il festival si fonda su un’idea di formatività attiva: pensare e realizzare azioni concrete che trasformino la realtà. Questo è il motore che muove Insania Fest. Non un evento isolato, ma una pratica continuativa che parte dalle parole per arrivare ai fatti, superando la narrazione passiva e abbracciando la trasformazione culturale.
Anche iniziative come il Pride, a cui il collettivo partecipa, sono vissute non come eventi folcloristici, ma come manifestazioni di impegno collettivo e rivendicazione politica.
Scardinare i pregiudizi: il difficile ruolo del “matto del paese”
Uno dei nodi centrali affrontati nel dialogo è il pregiudizio radicato nelle piccole comunità, in particolare nelle aree provinciali, dove chi vive un disagio psichico viene spesso relegato al ruolo di “matto del paese”. Un’etichetta che finisce per assolvere una funzione pubblica non richiesta: quella del diverso da emarginare, ma anche da “conservare” nel proprio ruolo per rassicurare gli altri.
Questo è stato uno degli ostacoli iniziali incontrati dal team di Insania Fest. Come racconta Peppe, molte persone all’inizio non capivano il senso di un festival dedicato a questi temi: “Ma che c’è da festeggiare?”, si chiedevano. Eppure, con il tempo e soprattutto con la pratica concreta, queste resistenze hanno iniziato a sgretolarsi.
Dalla teoria alla pratica: un festival multisensoriale e popolare
La chiave del successo di Insania Fest è stata proprio l’approccio multidisciplinare e popolare. Non si è trattato solo di dibattiti o conferenze, ma di una vera esplosione di forme espressive:
- Laboratori artistici
- Proiezioni cinematografiche
- Spettacoli teatrali
- Partite di calcio
Un esempio straordinario è la partita di calcio organizzata tra una rappresentativa locale e la nazionale Crazy for Football, un team che coinvolge persone con problematiche psichiatriche. Evento che ha avuto anche un risvolto personale e simbolico: Peppe, dopo una memorabile tripletta, è stato convocato in nazionale, diventando addirittura campione d’Europa. Un gesto concreto che sfida i limiti imposti dallo stigma, e che dimostra come la salute mentale possa – e debba – trovare spazi di riconoscimento pubblico e valorizzazione personale.
Il Pride della salute mentale: dallo stigma alla libertà
Uno dei momenti più potenti del festival è rappresentato dal Mental Health Pride, introdotto nell’edizione precedente e confermato anche quest’anno. Come sottolineato da Peppe, il senso del Pride va oltre la semplice visibilità: si tratta di un movimento di emancipazione.
“Sì, ho una patologia, ma sono libero di dirlo al mondo.”
Il Pride non è una celebrazione superficiale, ma un invito a coinvolgere la comunità, a cambiare il linguaggio non solo in pubblico, ma nella propria intimità. Solo così è possibile sovvertire i codici della vergogna e dello stigma che circondano il disagio psichico. Questo è un esempio concreto di cura collettiva, dove l’incontro e la condivisione diventano parte del processo di guarigione e trasformazione sociale.
Un ospite d’onore: Marco Cavallo
Uno degli eventi più attesi di quest’anno è la presenza di Marco Cavallo, simbolo storico della lotta contro i manicomi. La sua “apparizione” al Pride di Cori e poi a Cisterna è un momento simbolico di altissimo valore: non solo per ciò che rappresenta nella storia della psichiatria italiana, ma anche perché la sua presenza nasce da una scintilla originaria che ha ispirato lo stesso Insania Fest.
Peppe racconta che tutto è partito da un articolo sul quotidiano Il Manifesto, che parlava dello sfratto di Marco Cavallo da un magazzino. Questo evento, in apparenza marginale, ha acceso l’idea: portare Marco Cavallo a Cori, trasformando così il “paese dei matti” in un luogo simbolico di accoglienza e resistenza.
Marco Cavallo, costruito nel 1973 dentro il manicomio di Trieste, era ispirato a un cavallo reale che trasportava masserizie all’interno della struttura. Alto quattro metri, oggi è una scultura in movimento che porta con sé il messaggio di Basaglia e del superamento dell’internamento manicomiale. La sua presenza a Cori sarà un momento clou del festival, e già sono arrivate richieste da tutta Italia per partecipare con poesie, performance e iniziative artistiche.
Spoiler logistico: per trasportare Marco Cavallo in pianura servono almeno venti persone. A Cori, con le sue salite, sarà un’impresa epica!
Un festival che è già iniziato
L’edizione 2025 del festival è già cominciata con due eventi di grande spessore:
- 29 agosto: presentazione del libro Io sono quello che so di te di Nadia Terranova, finalista al Premio Strega. Un incontro toccante e ricco di spunti, in cui si è parlato di eredità emotiva e come la letteratura possa raccontare forme di disagio che non appartengono solo a chi le vive in prima persona, ma che si trasmettono nel tempo.
- 30 agosto: laboratorio di Art Brut condotto da Silvia Palamara, con partecipanti di tutte le età – dal più giovane, di appena 20 mesi, agli adulti. Un’esperienza ludica, creativa e interattiva che ha permesso uno scambio autentico tra i partecipanti. La giornata si è conclusa con lo spettacolo teatrale Memorie di un pazzo di Gogol, riadattato dall’attore Giordano Luci, e accolto da un pubblico numeroso e partecipe.
La risposta della comunità e lo sguardo sul futuro
Come spesso accade in eventi culturali che si svolgono in periodo estivo, la partecipazione può essere altalenante, ma l’interesse e la curiosità crescono. Il festival ha già raccolto molte adesioni e il passaparola sta portando nuove persone a scoprire e partecipare.
Il programma è ricchissimo, e prosegue nei prossimi giorni tra Cori e Cisterna di Latina. Tutti gli appuntamenti sono disponibili sui canali ufficiali del festival, che verranno ricordati anche durante le prossime trasmissioni di Radio 32.
Tra gli appuntamenti da non perdere:
- Sabato 13 settembre: presentazione del libro La salute mentale è politica di Piero Cipriano, psichiatra e autore di testi critici sull’organizzazione dell’assistenza psichiatrica in Italia. Cipriano è noto per le sue posizioni radicali, tra cui la proposta di abolire i reparti psichiatrici di diagnosi e cura (SPDC), dove ha lavorato in prima persona. Un incontro che promette di essere acceso, provocatorio e stimolante.
La lotta contro i CPR: un nuovo manicomio moderno
Uno degli appuntamenti più forti e politicamente significativi di questa edizione dell’Insania Fest è previsto per il 18 settembre a Cori, dove si terrà un incontro dedicato ai CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio), strutture in cui vengono trattenute persone migranti in attesa di espulsione.
L’incontro vedrà la partecipazione della senatrice Ilaria Cucchi, di Francesca De Carolis del Forum della Salute Mentale, con il coordinamento di Vladimir Bianchi. Durante il dibattito si parlerà anche del viaggio di Marco Cavallo, ma soprattutto si affronterà una tematica spesso ignorata dall’opinione pubblica: i CPR sono, di fatto, dei nuovi manicomi, veri e propri “sgabuzzini emotivi collettivi”, dove la società rinchiude ciò che non vuole vedere.
“Sono luoghi orrendi, da abolire. Peggio, per certi versi, dei manicomi chiusi con la legge Basaglia.”
All’interno dei CPR vengono somministrati psicofarmaci senza controllo né diagnosi, per sedare eventuali forme di dissenso o ribellione. Una pratica inaccettabile, che trasforma esseri umani innocenti in “detenuti psichiatrizzati” senza tutela né percorso terapeutico. Molti dei reclusi, dopo mesi di reclusione e sedazione forzata, vengono semplicemente rilasciati per strada, spesso con traumi aggiuntivi.
Questo sistema, oltre a essere disumano, è anche profondamente disfunzionale. Ed è per questo che l’Insania Fest denuncia pubblicamente questi luoghi, collegandoli direttamente al tema della salute mentale come diritto umano e politico.
Cisterna di Latina: una nuova tappa per Insania
Per la prima volta quest’anno, il festival si estende anche a Cisterna di Latina, ampliando la portata territoriale del progetto. Il 29 settembre, Marco Cavallo farà tappa anche qui, sostando davanti al Palazzo Caetani, un edificio medievale simbolico, che ospiterà numerose iniziative culturali.
L’avvicinamento alla giornata del 29 sarà segnato da una serie di eventi fondamentali:
- 25 settembre: proiezione del documentario su Marco Cavallo di Giuliano Scabia presso un centro di aggregazione giovanile. Un’occasione per coinvolgere le nuove generazioni, spesso lontane dalla storia dell’antipsichiatria, ma più che mai bisognose di strumenti per leggere il presente.
“È un onore iniziare a Cisterna proprio con i giovani, per seminare dove c’è ancora tanto da dire.”
- 26 settembre: incontro con Francesca Miranda Rossi, scrittrice e amica di Insania, già presente al Pride dell’anno precedente.
- 27 settembre: apertura della mostra Follia, sostantivo femminile di Giacomo Doni, fotografo e ricercatore che lavora negli archivi dei manicomi chiusi della Toscana, dando nuova vita a materiali storici attraverso un linguaggio visivo contemporaneo.
Teatro, emozione e ironia: linguaggi per l’inclusione
Il programma include anche performance teatrali come “Arianna – Il labirinto nero” di Prisicilla Menin, attrice capace di spaziare dall’ironia più tagliente alla profondità emotiva. La sua partecipazione è un esempio di come l’arte possa attivare riflessioni profonde, senza mai rinunciare all’accessibilità e alla leggerezza.
Insania Fest, in questo senso, ha visto una crescita organica: nato con pochi eventi concentrati in un weekend, oggi propone due mesi di programmazione, in due città, con una rete di collaborazioni sempre più ampia.
Molti artisti e professionisti, come Giacomo Doni e Prisicilla Menin, si sono autonomamente proposti per partecipare al festival. Un segno chiaro che Insania ha aperto un canale nuovo, uno spazio in cui tanti sentono di poter trovare risonanza, ascolto e libertà di espressione.
“Non eravamo partiti per fare un calendario così lungo, ma ci siamo ritrovati dentro una rete che si allarga ogni giorno di più.”
Oltre le barriere architettoniche e culturali
Uno dei temi più sentiti durante l’incontro con Radio 32 è stato quello dell’accessibilità. Cori, essendo un paese di fondazione antichissima – addirittura più vecchio di Roma – presenta barriere architettoniche importanti, che rendono complessa la partecipazione per chi ha disabilità motorie.
Tuttavia, il collettivo di Insania è consapevole di questa criticità e sta lavorando per posizionare gli eventi in spazi il più possibile accessibili. Ad esempio, l’incontro con Ilaria Cucchi, che si prevede molto partecipato, si svolgerà in piazza, anziché in teatro, proprio per facilitare l’accesso a tutti.
L’accessibilità, però, non è solo fisica. Come sottolineato dagli organizzatori, esistono barriere culturali, cognitive, sensoriali ed emotive che devono essere abbattute con lo stesso impegno.
“L’abilismo e lo stigma sono due facce della stessa medaglia. Non possiamo accettare che la fragilità venga nascosta, dimenticata, messa nello sgabuzzino sociale.”
Orgoglio e visibilità: un cambiamento culturale
Il confronto si chiude con un importante riconoscimento da parte di Radio 32, che si dice orgogliosa di far parte della famiglia Insania. In particolare, viene ribadito quanto la visibilità pubblica – anche attraverso eventi come il Disability Pride o l’Insania Pride – sia fondamentale per cambiare l’immaginario collettivo.
“Orgoglio di che? Orgoglio di stare in piazza. Di farsi vedere. Di esistere. Di non essere dimenticati.”
Queste parole racchiudono il cuore pulsante di Insania Fest: trasformare la marginalità in presenza, la vergogna in orgoglio, l’invisibilità in voce collettiva.
Dove seguire Insania Fest: contatti, social e collaborazioni
Per chi desidera seguire da vicino Insania Fest o entrare a far parte del progetto nelle prossime edizioni, è possibile trovare tutte le informazioni e gli aggiornamenti tramite i canali ufficiali:
- Instagram e Facebook: cercando
@insania.fest - Email: contronarrazionifollia@gmail.com
Inoltre, è importante ricordare che Insania Fest nasce e si alimenta grazie all’energia di due associazioni molto attive sul territorio:
Collettivo Primo Contatto
Il Collettivo Primo Contatto opera sul fronte dell’interculturalità e della giustizia sociale, con particolare attenzione alla popolazione migrante. Tra i progetti principali:
- Scuola popolare di italiano “Madrasa” a Cori, con oltre 150 studenti attivi, in collaborazione con l’Università per Stranieri di Perugia.
- Supporto legale e psicologico a migranti in situazioni vulnerabili, tra cui MSNA (minori stranieri non accompagnati) e persone escluse dal sistema di accoglienza.
- Distribuzione di materiali essenziali come computer, mobili e beni di prima necessità a chi ne ha bisogno.
Contatti:
Associazione Poligonal
Poligonal è un’associazione di promozione sociale che si occupa di:
- Facilitazione digitale e accessibilità
- Formazione ed educazione
- Gestione della biblioteca comunale e dell’archivio storico di Cori
Insieme al Collettivo Primo Contatto, gestisce anche i corsi di italiano e crea spazi di partecipazione culturale per la cittadinanza.
Il viaggio di Marco Cavallo: tappe e significato
Come già anticipato, Marco Cavallo è uno dei protagonisti simbolici dell’edizione 2025 di Insania Fest. Dopo il Pride di Cori e l’evento a Cisterna di Latina, proseguirà il suo tour nazionale contro i CPR, toccando diverse città italiane:
- 6 settembre: partenza dal CPR di Gradisca d’Isonzo
- Tappe successive: Milano, Ponte Galeria (Roma), Palazzo San Gervasio (PZ) il 4 ottobre, Brindisi l’8 ottobre
- 10 ottobre: tappa conclusiva a Bari
- 20-23 ottobre (data da confermare): conferenza stampa di restituzione a Roma, con la partecipazione dei collettivi di Cori, Cisterna, Latina e di tutte le realtà coinvolte.
Il viaggio sarà raccontato in diretta e in differita attraverso i canali ufficiali di Radio 32, che da sempre accompagna il festival con spirito partecipativo, ironico e militante. È proprio all’Articolo 32 della Costituzione che si ispira questa emittente, ricordando che il diritto alla salute è universale, indivisibile e inalienabile.
Una comunità che si allarga e si rafforza
L’ultima riflessione emersa durante l’incontro riguarda il potere della narrazione collettiva. Quando si crea uno spazio libero e inclusivo per parlare di follia, salute mentale, disabilità, migrazione e giustizia sociale, si aprono porte che non aspettavano altro che essere spalancate.
Come ricordano gli organizzatori, Insania Fest è cresciuto anche grazie alle richieste spontanee di artisti, attivisti e cittadini. È un progetto che non si è imposto, ma è stato accolto e moltiplicato. E come tutte le cose vive, continuerà a cambiare, espandersi e contaminarsi.
Accessibilità, inclusione, orgoglio: il senso di Insania
Il festival si interroga anche sulle barriere architettoniche e culturali, impegnandosi a rendere tutti gli eventi accessibili, nonostante le difficoltà strutturali di Cori. Ma l’accessibilità è soprattutto una questione politica: significa rendere visibile ciò che viene nascosto, dare spazio alle voci dimenticate, rifiutare lo sgabuzzino sociale in cui troppo spesso vengono relegati disagio, disabilità e differenza.
“Orgoglio di stare in piazza. Orgoglio di farsi vedere. Orgoglio di esistere.”
Questa è la vera forza di Insania Fest. Una comunità resistente e visionaria, che dal cuore di Cori arriva fino a tutta Italia, portando con sé un cavallo di quattro metri carico di sogni, memorie e rivoluzioni possibili.
📌 Segui Insania Fest sui social per restare aggiornato:
- Instagram/Facebook:
@insania.fest - Email: contronarrazionifollia@gmail.com
- Info sul collettivo: collettivoprimocontatto.org
📻 Radio 32 continuerà a raccontare Insania, il suo Pride e il viaggio di Marco Cavallo. Sintonizzati per non perdere nulla!


