I volti dell’Alzheimer – Nuovi modelli di cura delle Demenze

I volti dell’Alzheimer – Nuovi modelli di cura delle Demenze

Giovedì 24 marzo, presso l’ASP Sant’Alessio, Luisa Bertorelli ha presentato il volume ‘I volti dell’Alzheimer’. Per l’occasione, la redazione di ‘A Tutta Radio!” ha intervistato sull’argomento l’autrice, insieme a Anna Rosa Casini, responsabile Alzheimer dell’Ospedale San Giovanni di Roma, all’onorevole Livia Turco e al presidente del Sant’Alessio Amedeo Piva. In questo podcast abbiamo avuto modo di approfondire l’incidenza, la prevalenza di questa condizione di malattia, e nuovi modelli di intervento non farmacologico per riattivare la persone (a livello cognitivo e fisico) e gestire in modo diverso le sofferenze e i problemi comportamentali che questa condizione comporta. Buon ascolto!

I volti dell’Alzheimer – Nuovi modelli di cura delle Demenze di Luisa Bartorelli

Il volume, seguendo l’approccio di una corretta divulgazione scientifica, promuove la conoscenza della demenza e delle sue espressioni cliniche e assistenziali, in particolare della malattia di Alzheimer, la più frequente tra le demenze. Facendo tesoro di una lunga esperienza sul campo e dell’osservazione attenta dei malati e dei loro caregiver, alle cui voci ora confuse ora drammatiche viene dato spazio nel testo, l’autrice aiuta a comprenderne i comportamenti, diversi in ogni persona, così da poterli affrontare con consapevolezza, tolleranza e capacità di sostegno. In particolare, il libro propone nuovi modelli di cura alle équipe multiprofessionali impegnate nell’assistenza alle persone con demenza.

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Per saperne di più sull’Alzheimer

Alzheimer, malattia di Malattia degenerativa a esordio tipicamente senile (oltre i 60 anni di età, anche se può manifestarsi più precocemente), con decorso cronico progressivo e prognosi sfavorevole. Deve il suo nome a uno psichiatra tedesco, Alois Alzheimer, che per primo, nel 1907, ne descrisse un caso clinico. Nel mondo occidentale, la malattia di A. (MA) costituisce la più comune forma di demenza, responsabile del 60÷75% di tutti i decadimenti cognitivi. 

Clinica e diagnosi. L’esordio tipico si caratterizza per la comparsa di deficit di memoria ingravescenti. Essi sono inizialmente confinati alla memoria episodica anterograda (per es., ricordarsi cosa si è fatto durante la giornata). Successivamente, si estendono ad altri tipi di memoria, come quella prospettica, che riguarda l’organizzazione del futuro prossimo (per es., ricordarsi di un appuntamento), la memoria episodica retrograda, che riguarda eventi passati (autobiografici o pubblici), e la memoria semantica, che costituisce il bagaglio di conoscenze acquisite. Al contrario, la memoria procedurale, implicata nell’esecuzione automatica di azioni, rimane relativamente risparmiata. La fase iniziale della MA è stata recentemente ben caratterizzata con l’introduzione del concetto di mild cognitive impairment («disturbo cognitivo lieve»). Il suo riconoscimento consente di individuare precocemente soggetti a elevato rischio di conversione a MA. Nelle fasi più avanzate di malattia, si assiste a un progressivo aggravamento della sintomatologia, con coinvolgimento di altri domini cognitivi, quali l’attenzione, le funzioni esecutive, le abilità visuo-spaziali, le prassie e il linguaggio. Tipicamente, raggiunto un certo livello di disabilità cognitiva, i soggetti divengono incapaci di assolvere gran parte delle attività quotidiane. Il superamento di questa soglia viene definito conversione a demenza conclamata e risponde ai criteri diagnostici di MA probabile. Tale diagnosi viene correntemente eseguita mediante strumenti clinici e neuropsicologici e con il supporto di marcatori neuroradiologici (misure di atrofia cerebrale regionale) e neurobiologici (dosaggio di isoforme delle proteine β-amiloide e tau nel fluido cerebrospinale). La diagnosi di MA certa può essere definita unicamente mediante criteri anatomopatologici.

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