‘Gaza a Rotelle’. Cosa vuol dire vivere una disabilità in un territorio sotto assedio?

‘Gaza a Rotelle’. Cosa vuol dire vivere una disabilità in un territorio sotto assedio?

Oggi per le Pigne in Testa, intervistiamo Pietro Vittorio Barbieri dell’European Economic and Social Committee e presidente del Centro per l’autonomia di Roma, impegnato da più di vent’anni nello sviluppo di “un modello indirizzato al rafforzamento delle capacità individuali, al raggiungimento di una vita autonoma e autodeterminata e quindi volto a favorire un’effettiva inclusione sociale” e, in collegamento skype, Meri Calvelli, residente a Gaza e responsabile per l’Ass. di Cooperazione e solidarietà dei progetti in Palestina.

Con loro parleremo della recente apertura di I-Can (il Centro per l’Autonomia nella Striscia) e, più in generale, di cosa vuol dire vivere una disabilità in un territorio sotto assedio.

Come scrive Meri Calvelli per Nena News, “La vita quotidiana è sempre più difficile, i giovani vogliono fuggire, non per lasciare la propria terra ma per avere un’opportunità di vita e di futuro. In questi anni, chi è riuscito ad uscire, ha cercato la comunicazione, le opportunità e le strategie capaci di dar vita a nuove possibilità per Gaza. In tanti, soprattutto giovani e donne, scappano per cercare di apprendere il più possibile e di conoscere il mondo esterno. […]

L’arte della diplomazia culturale diventa un valore importante e universale per le nuove generazioni per costruire e lasciare una eredità diversa alla società; attraversare i confini per trasportare arte, musica, sport, mezzi importanti di scambio di idee al di là delle differenze religiose per essere partecipi e protagonisti di modelli di cooperazione e di solidarietà

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