Da Tripoli a Roma. Immaginare e costruire nuovi passaggi sicuri

Da Tripoli a Roma. Immaginare e costruire nuovi passaggi sicuri

Da Tripoli a Roma. Immaginare e costruire nuovi passaggi sicuri, ne parliamo con Edgardo Maria Iozia alla Pride Croisette. Refugees in libya, insieme alla sua alleanza, ha organizzato un evento di due giorni di dibattiti e formazione (31 maggio e 1 giugno), dal titolo ‘Da Tripoli a Roma. Immaginare e costruire nuovi passaggi sicuri‘, con l’obiettivo di immaginare e costruire nuove vie d’ingresso legali dalla Libia in Italia e di ampliare quelle esistenti. Hanno partecipato figure istituzionali di Roma Capitale, della Chiesa Cattolica ed Evangelica, delle Organizzazioni Internazionali, dell’Università, del Sindacato, del Lavoro, delle ONG di mare e di terra, di avvocati, giornalisti e membri delle reti di movimenti sociali delle città accoglienti.

Siamo molto orgogliosi – dichiara David Yambio, portavoce di Refugees in Libyache l’alleanza a sostegno del nostro movimento si stia allargando, ma non basta. Più di 200 difensori dei diritti umani sono ancora bloccati in Libia, dove ogni giorno rischiano di venire catturati e deportati nei lager, dove ogni giorno migliaia di persone sono vittime di violenze, stupri, torture e uccisioni. Perciò, in questi due giorni faremo sentire la nostra voce per chiedere che vengano immediatamente evacuati dalla Libia verso un Paese sicuro”.

L’evento si è svolto presso Pontificia Università Gregoriana (il 31 maggio) e presso SPIN TIME LABS (l’1 giugno).

Ne parliamo con Edgardo Iozia, tra i fondatori della Fondazione Prosolidar, membro dell’Osservatorio mercato Interno dell’EESC – European Economic and Social Committee, attivista del gruppo Melitea che sta aiutando attivamente e in prima persona Refugees in Libya. Con lui parliamo di #migrazione e criminalizzazione della #solidarietà e ci facciamo raccontare le tante storie raccolte in questi anni di aiuti umanitari. Un doloroso bagno di realtà che ci mostra la banalità del male di un’Europa incapace di seguire il diritto internazionale e di affrontare con umanità il dramma di tante persone che scappano da guerre e/o, sempre più spesso, da emergenze climatiche ed economiche.

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