Il 26 maggio 2024 si è svolto un nuovo incontro del gruppo “Cura è Diritti”, un momento prezioso di confronto tra persone con disabilità, familiari, attivisti e operatori che, da inizio anno, stanno portando avanti un percorso collettivo di riflessione, azione e proposta sui temi dei diritti, dell’inclusione e del progetto di vita.
Un metodo di lavoro che parte dall’esperienza
Il gruppo sta consolidando un metodo di lavoro fondato sulla condivisione di esperienze personali e professionali, attraverso incontri mensili e interviste individuali. Da questi racconti nascono riflessioni, approfondimenti e materiali condivisi, che si traducono in formazione, progettazione e azioni concrete.
Strumenti come il gruppo WhatsApp e le cartelle condivise su Drive sono pensati per facilitare la comunicazione e l’organizzazione, nel rispetto di una comunicazione gentile, inclusiva e non invasiva. Le cartelle conterranno normative, linee guida, materiali informativi e contributi da realtà associative già attive sul territorio.
Obiettivi comuni: riconoscimento, supporto e coprogettazione
Tra i principi guida del gruppo c’è la volontà di mantenere vivo il dialogo tra persone con disabilità, caregiver e professionisti, riconoscendo che spesso questi ruoli si intrecciano nella vita reale. Si valorizzano le competenze acquisite nella pratica, promuovendone il riconoscimento formale, e si lavora per trasformare i bisogni individuali in occasioni collettive di apprendimento.
Le tre aree chiave del “fare rete”
Dal confronto sono emerse tre dimensioni fondamentali in cui la rete si rivela determinante:
- Informazione e diritti – Condividere normative, aggiornamenti e strumenti di tutela per superare la frammentazione e affrontare collettivamente le criticità.
- Scambio di pratiche e progettualità – Valorizzare soluzioni già sperimentate, evitare errori e rafforzare l’efficacia dell’azione comune.
- Sostegno reciproco – Creare spazi di ascolto per alleggerire il carico emotivo che accompagna chi vive o lavora in situazioni di disabilità.
Dall’inclusione all’azione: esperienze associative e visioni future
Valentina, dell’associazione Tetrabondi, ha raccontato l’organizzazione di un evento al Parco Schuster, dedicato allo sport adattato. Un’esperienza intensa che ha generato emozioni forti, soprattutto per le famiglie che per la prima volta si sono sentite accolte in uno spazio pubblico. Questo ha rafforzato la consapevolezza che l’inclusione non può essere occasionale, ma va coltivata con continuità.
In quest’ottica nasce la proposta di creare un polo stabile dell’inclusione proprio a Parco Schuster: uno spazio gestito collettivamente, in cui far convivere accoglienza, coprogettazione e sostegno tra pari.
Anche Edgardo, di Ipse Lab APS, ha messo in guardia contro il rischio della “solitudine delle buone pratiche”, sottolineando l’importanza di integrare progetti come Cura è Diritto nella quotidianità delle associazioni. Radio 32 ha offerto il proprio supporto operativo, mettendo a disposizione strumenti di comunicazione.
Patrimonio pubblico e coprogettazione
Elena ha presentato un’esperienza virtuosa nel Lazio, dove, grazie a un bando regionale e alla collaborazione con l’ex IPAB Asilo Savoia, è stato possibile assegnare immobili a famiglie con disabilità, con supporto alla ristrutturazione. Da qui nasce l’idea di coinvolgere esperti per mappare le opportunità immobiliari disponibili nella regione.
Tra le proposte operative:
- organizzare incontri informativi su bandi e immobili;
- rafforzare il sostegno psicologico tra caregiver e operatori;
- promuovere momenti di incontro in presenza;
- creare un “cartello” tra realtà diverse per superare la frammentazione.
Progetti di vita: tra sperimentazioni e politiche
Ampio spazio è stato dedicato al tema dei progetti di vita, previsti dalla Legge Delega 227/21. Le sperimentazioni, pur previste, risultano ancora frammentarie. Alcune province hanno avviato i percorsi, ma spesso mancano fondi e coordinamento. Il Friuli Venezia Giulia si conferma tra le regioni più avanzate, mentre in molte aree l’iter è fermo.
Un caso emblematico è quello di Roma Capitale, dove è stato redatto un documento condiviso sulle linee guida, ma privo di copertura finanziaria.
Da qui emerge la necessità di una visione politica onesta, orientata alla giustizia sociale e non al consenso elettorale. Il gruppo distingue chiaramente tra politica “dal basso”, costruita sull’ascolto, e politica “dall’alto”, spesso distante dalla realtà.
Per un cambiamento sistemico
Tra le proposte più rilevanti:
- riconvertire risorse già esistenti verso progetti realmente utili;
- combattere la medicalizzazione eccessiva e gli sprechi nei servizi;
- denunciare le criticità con competenza e protezione, coinvolgendo giornalisti, avvocati e attivisti;
- costruire comunità inclusive, dove si condividano conoscenze e si stia bene.
Anche le reti informali sono fondamentali: dalle esperienze dei campi estivi accessibili alla messa a disposizione solidale di mezzi come un camper, ogni gesto contribuisce a rafforzare legami e pratiche di cura.
Conclusioni
L’obiettivo comune del gruppo resta chiaro: fare della cura un diritto, e non una concessione. Per farlo, serve continuare a tessere reti, mettere in comune saperi e risorse, promuovere politiche territoriali e nazionali coerenti, capaci di riconoscere il valore dell’esperienza e della partecipazione. La strada è ancora lunga, ma il cammino è condiviso.


