Bio


All’inizio del XX secolo, il neuropatologo Alois Alzheimer insieme allo psichiatra Emil Kraepelin, scoprirono alla morte di una donna di nome Auguste Deter, che il suo cervello era costellato di grovigli extraneuronali di forma ovale, cioè di placche formate dalla proteina beta amiloide (Aβ) e di grovigli endocellulari composti dalla proteina tau. La donna all’età di 51 anni aveva manifestato i sintomi di una grave demenza caratterizzata principalmente da una perdita di memoria, assai precocemente rispetto a quanto solitamente accade nella demenza senile. Nel 1906 Alzheimer e Kraepelin decisero di dare a questa combinazione di perdita di memoria e cicatrici […]

La malattia di Alzheimer



È possibile definire demenza una condizione di deterioramento globale e progressivo della sfera cognitiva come la memoria, l’attenzione e il linguaggio, che impedisce il ragionamento, le funzioni sociali e il normale funzionamento quotidiano della persona. Come precisa però nel 2011 Blundo, le demenze sono caratterizzate da disturbi cognitivi che si intrecciano quasi invariabilmente con la presenza di disturbi della sfera psichica/comportamentale e neurologica, a conferma di come il funzionamento di questi sistemi debba essere considerato nel loro insieme piuttosto che singolarmente (Blundo C., 2011) Gli studiosi si sono posti spesso la domanda se la demenza possa essere considerata come una […]

Focus sulla Demenza: storia, definizione e caratteristiche generali di un fenomeno sempre più diffuso



  In biologia si è pensato a lungo che i geni predeterminassero non solo i nostri tratti somatici ma anche il nostro comportamento, la personalità e le emozioni. Una teoria che vedeva l’uomo totalmente governato rispetto alla sua biologia. L’idea di fondo era che, conoscendo ogni minimo componente di un auto, si potesse prevedere il suo comportamento, lo stile di guida, la direzione presa, i suoi punti di forza e debolezza. In realtà ci si è accorti che conoscere il libretto d’istruzioni, il nostro corredo genetico, non ci dice molto su chi siamo. O meglio, dice solo una parte. Nuove […]

LE ESPERIENZE INCIDONO SULLA NOSTRA BIOLOGIA?



Fino a quasi tutto il secolo scorso era convinzione radicata nella comunità scientifica che il cervello umano, come quello degli altri mammiferi, si stabilizasse subito dopo la nascita e non potesse avere alcuna possibilità di nuova crescita neuronale e di rimodellamento della propria architettura per tutto il resto dei suoi giorni. Nel 1962 uscì un lavoro su Science di Joseph Altman, un biologo americano, che per la prima volta nella storia della scienza riportava dei dati (ottenuti utilizzando timidina radioattiva per marcare la produzione di nuove cellule nervose), a sostegno della tesi che il cervello dei mammiferi potesse produrre nuovi neuroni.  Questi […]

Neurogenesi e Cervello: apprendimento, attività fisica e ambiente stimolano la produzione di nuovi neuroni anche ...



Decenni di campagne pubblicitarie, consigli medici o reale efficacia – quale che sia la vera ragione – al giorno d’oggi l’utilizzo di psicofarmaci è sempre più diffuso. Ma come sono nati? Come funzionano? E, soprattutto, funzionano davvero? Al giorno d’oggi gli psicofarmaci sono entrati sempre più nelle nostre case diventando, a volte, una costante nella vita di tutti i giorni. Il loro consumo ha subìto, negli ultimi anni, un forte incremento sia negli Stati Uniti che in Europa. Anche in Italia si è verificato lo stesso trend come evidenziato dal Rapporto OsMed 2010 – con un incremento in termini di spesa (+5,2%) e […]

PSICOFARMACI: PERCHE’ LI PRENDIAMO?



Per secoli, il cervello è stato spiegato e concepito come una macchina immodificabile e geneticamente determinata in cui l’unico cambiamento possibile a partire dall’età adulta fosse la degenerazione dovuta all’invecchiamento. Una macchina portata inevitabilmente a logorarsi con l’uso e con il passare del tempo. In quest’ottica, qualsiasi attività fisica e mentale che si proponesse di limitare il declino cerebrale negli anziani per molto tempo è stata considerata marginale e di importanza limitata. La comunità scientifica, infatti, in questi decenni si è focalizzata principalmente sulla ricerca farmacologica, mentre i pazienti ricevevano diagnosi di Parkinson e Alzheimer con prognosi infauste, progressive, drammatiche, rimanendo passivamente in attesa di una soluzione ‘esterna’. […]

QUANDO L’ATTIVITÀ FISICA E MENTALE RIDUCE I SINTOMI DI PARKINSON E ALZHEIMER



Per lungo tempo il sogno di molti terapeuti è stato quello di poter ‘fotografare’ il cervello di un paziente, prima e dopo il trattamento, per capire se e come il buon esito della psicoterapia si rivelasse anche nelle reti neurali. Oggi tutto questo è possibile. Nel precedente articolo abbiamo visto che gli eventi, i vissuti e le circostanze della nostra vita possono modificare non solo il nostro pensiero, comportamento ed emozioni, ma anche il nostro sistema nervoso. Tuttavia la direzione di questo cambiamento non è prevedibile e, in certi casi, può portarci ad uno stato di sofferenza, dolore e smarrimento […]

Psicoterapia: come cambia il cervello?



Foto di communicationdecathlon
Grazie alle scoperte scientifiche dell’ultimo decennio è divenuto sempre più evidente l’importante ruolo delle esperienze e delle abitudini nell’indurre modificazioni strutturali e funzionali a livello cerebrale. Modificazioni che non avvengono solo quando si è bambini e adolescenti, ma, date determinate condizioni, si possono innestare anche nell’età adulta: il cervello cambia e si riorganizza, infatti, a partire dall’esperienze vissute della persona in risposta alle influenze interne ed esterne affrontate. Il concetto di neuroplasticità indica proprio questa malleabilità e si contrappone alla convinzione che ha attraversato la comunità scientifica in tutto il ‘900 riguardo la presunta immodificabilità del cervello una volta superata l’adolescenza. Tali […]

Psicopatologia e Neuroplasticità Ippocampale: il ruolo terapeutico dell’esercizio fisico aerobico



In questo articolo parliamo di epigenetica e comportamento ed in particolare delle prime e fondamentali evidenze sullo stretto rapporto che lega tra loro comportamenti, emozioni e corpo. L’epigenetica è “un ramo della genetica che studia l’attività di regolazione dei geni che avviene attraverso processi chimici che modificano il fenotipo dell’individuo e dei suoi discendenti“. La regolazione avviene in risposta a fattori ambientali che di fatto co-determinano l’espressione del DNA. Si incominciano a intravedere le complesse strade che danno conto di come una situazione emotiva possa incidere la nostra carne, co-determinando lo sviluppo di particolari processi fisiologici correlati a determinati stati emotivi prolungati […]

Quanto incidono le cure materne sullo sviluppo del nostro cervello?



Le pratiche meditative, seppur legate a tecniche di diversa matrice culturale, pongono come obbiettivo comune lo sviluppo della consapevolezza. Ma cos’è, concretamente, la consapevolezza?  Come possiamo inquadrare un concetto così sfuggente nella nostra cultura che richiede dati concreti e oggettivi? Perché quando si parla di consapevolezza non si parla di una ‘cosa’, ma di un processo, di una relazione tra cose e la scienza contemporanea si è affacciata a questo ‘oggetto’ di studio così complesso solo da poco tempo. La consapevolezza, o “attenzione consapevole”, seguendo la definizione di Kabat-Zinn (1994), statunitense, biologo e professore emerito di Medicina, che ha introdotto le pratiche di consapevolezza […]

VIAGGIARE DA FERMI: GLI EFFETTI CLINICI DELLE TECNICHE DI CONSAPEVOLEZZA



Per secoli, il cervello è stato spiegato e concepito come una macchina immodificabile e geneticamente determinata in cui l’unico cambiamento possibile a partire dall’età adulta fosse la degenerazione dovuta all’invecchiamento. Una macchina portata inevitabilmente a logorarsi con l’uso e con il passare del tempo. In quest’ottica, qualsiasi attività fisica e mentale che si proponesse di limitare il declino cerebrale negli anziani per molto tempo è stata considerata marginale e di importanza limitata. La comunità scientifica, infatti, in questi decenni si è focalizzata principalmente sulla ricerca farmacologica, mentre i pazienti ricevevano diagnosi di Parkinson e Alzheimer con prognosi infauste, progressive, drammatiche, rimanendo passivamente in attesa di una soluzione ‘esterna’. […]

Camminare per fermare il declino: il ruolo ‘neuro-protettivo’ dell’attività fisica e mentale nel ridurre i ...



“Nel processo della riduzione dell’infermità alla malattia, l’attenzione dei medici si è allontanata dal paziente come persona totale” F. Capra Prendersi cura della persona o della malattia? Può sembrare una domanda banale, ovvia. Al contrario, questa domanda apre uno squarcio nell’attuale concezione biomedica della salute e della malattia, visione alla base del sistema sanitario di ogni paese: un sistema di cura scientifico, iper-specializzato e iper-tecnico, ma frammentato e metodologicamente incapace di arrivare ad una visione di insieme che metta realmente a fuoco le condizioni pratiche, effettive, in cui vivono e si ammalano le persone, condizioni che co-determinano la comparsa e lo […]

Prendersi cura della persona o della malattia? I limiti del paradigma biomedico



“La medicina di genere si occupa delle differenze biologiche e socioculturali tra uomini e donne e della loro influenza sullo stato di salute e di malattia rappresentando un punto d’interesse fondamentale per il Servizio sanitario nazionale. Il presente fascicolo affronta questa tematica da vari punti di vista tenendo conto delle peculiarità del nostro sistema-paese, delle varie specialità mediche interessate e delle possibili ricadute per il cittadino. Già nella IV Conferenza mondiale sulle donne tenutasi a Pechino del 1995 emerse l’esigenza di inserire una prospettiva di genere in ogni scelta politica, particolarmente in materia di salute fisica e mentale, partendo dalla […]

Lo sviluppo della medicina di genere per l’equità e l’appropriatezza delle cure



Il litio prima di essere un farmaco è un minerale, un metallo alcalino scoperto nel 1817, studiando un altro minerale, la petrolite, da due chimici svedesi Johan Arfwedson e Jons Jacob Berzelius (Immagine di copertina di Helena Ericsson, CC License). Negli anni 40 dell’800, se ne iniziarono a mettere in evidenza le sue proprietà in ambito medico, come quella di dissolvere in vitro i cristalli di acido urico, ed inizia quindi ad essere utilizzato per il trattamento degli eccessi di acido urico e della gotta (Lipowitz, 1841, Ure, 1843) (1). In quegli anni, alla fine del XIX secolo, molte patologie venivano riferite ad accumulo di ac. urico nell’organismo, e […]

Il litio: storia di un farmaco… senza marketing