La prevenzione dell’HIV ai tempi del Covid 19


La prevenzione dell’HIV ai tempi del Covid 19, l’argomento dell’iniziativa di oggi.

Insieme a Hiveducation, Altrestrade, Progetto Nautilus, nella puntata di oggi diffondiamo un bel pò di cultura della prevenzione, della cura di sé e dell’altro e combattiamo pregiudizi e disinformazione sul delicato tema dell’HIV, con uno sguardo attento al presente.

Come descritto in un interessante articolo del nostro amico Enrico Cicchetti, il “Covid ha travolto l’assistenza, la diagnosi e la prevenzione dell’Hiv“.

Nel mondo quasi 38 milioni di persone convivono con l’Hiv, con quasi 2 milioni di nuove diagnosi ogni anno. L’infezione, avverte la Società italiana di malattie infettive e tropicali, continua a rappresentare “una questione di salute pubblica a livello globale”. Questo primo dicembre la giornata mondiale di lotta all’Aids sarà oscurata dalla pandemia di Covid. Ma il virus dell’Hiv non è scomparso, così come la necessità di parlarne, di fare informazione e prevenzione. “Tra aprile e maggio, in coincidenza dei lockdown parziali o totali, le cure pediatriche contro l’Hiv e i test della carica virale per i bambini in alcuni paesi sono diminuiti tra il 50 e il 70 per cento e gli inizi di nuove cure sono diminuiti del 25-50 per cento”, secondo quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Unicef.

Un pò di informazioni (dal sito del Ministero della salute)

Importante!

L’HIV:

  • non si trasmette attraverso saliva, lacrime, sudore, urine, punture di zanzare
  • non si trasmette condividendo le stesse stoviglie, bagni, palestre, piscine e altri luoghi di convivenza
  • non si trasmette con carezze, baci.

“Hiv e Aids non sono la stessa cosa.

L’Hiv (Human immunodeficiency virus) è un virus che attacca e distrugge, in particolare, un tipo di globuli bianchi, i linfociti CD4, responsabili della risposta immunitaria dell’organismo. Il sistema immunitario viene in tal modo indebolito fino ad annullare la risposta contro altri virus, batteri, protozoi, funghi e tumori.

L’infezione da Hiv non ha una propria specifica manifestazione, ma si rivela attraverso gli effetti che provoca sul sistema immunitario. La presenza di anticorpi anti-Hiv nel sangue viene definita sieropositività all’Hiv. Pur con una infezione da Hiv, è possibile vivere per anni senza alcun sintomo e accorgersi del contagio solo al manifestarsi di una malattia opportunistica. Sottoporsi al test Hiv è, quindi, l’unico modo di scoprire l’infezione.

L’Aids (Acquired immune deficiency sindrome) identifica uno stadio clinico avanzato dell’infezione da Hiv. È una sindrome che può manifestarsi nelle persone con HIV anche dopo diversi anni dall’acquisizione dell’infezione, quando le cellule CD4 del sistema immunitario calano drasticamente e l’organismo perde la sua capacità di combattere anche le infezioni più banali (infezioni/malattie opportunistiche).

I progressi della ricerca scientifica e l’uso della terapia antiretrovirale hanno reso possibile alle persone con Hiv di avere una buona qualità di vita, grazie anche al minor impatto sull’organismo e ai minori effetti collaterali.
Le evidenze scientifiche dicono che le prospettive di vita per chi oggi scopre di avere l’Hiv ed entra subito in terapia sono simili a chi non ha l’Hiv.

La terapia che da almeno 6 mesi mantiene persistentemente la carica virale (cioè la quantità di virus presente nel sangue/secrezioni) a livelli non misurabili rende altresì nulla la possibilità di trasmettere il virus ad altri. In questo caso si parla di U=U Undetectable = Untrasmittable o in italiano Non rilevabile = Non trasmissibile.”

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