Conferenza nazionale per la Salute Mentale: riflessioni e proposte dal basso


In questa puntata, insieme alla dott.ssa Elisabetta Sarco, presidente dell’Associazione di Volontariato ‘Riconoscere‘, stimolati dalle riflessioni e dalle conclusioni della Conferenza Nazionale per la Salute Mentale, ragioniamo su una serie di proposte dal basso, e sul possibile ruolo del Terzo Settore e del Volontariato, per supportare e migliorare i servizi e l’assistenza delle persone con disagio mentale.

Proposte che possano migliorare la qualità di vita e delle cure, in attesa che i cambiamenti istituzionali e organizzativi dei servizi pubblici proposti durante la Conferenza, che per loro natura richiedono tempi medio-lunghi, possano attuarsi.

La relazione riassuntiva dell’associazione Riconoscere

Il grande impegno per la realizzazione della Conferenza Nazionale della Salute Mentale, dello scorso giugno 2019, da parte dell’Unasam e di tutti coloro che si sono adoperati per la sua realizzazione merita stima e ringraziamenti.

È necessario sollevare le problematiche urgenti nel panorama della Salute Mentale e lottare affinché le istituzioni possano assumersi le responsabilità e lavorare verso gli obbiettivi emersi nei punti di proposta.

Riteniamo che il risultato di questa Conferenza possa senz’altro scuotere gli animi del governo e di tutte le istituzioni sanitarie, sociali e giudiziarie coinvolte nelle decisioni per la Salute Mentale.

Di seguito un report riassuntivo dei punti sollevati dal lavoro della Conferenza Nazionale della Salute Mentale di giugno 2019 estraendo alcuni pezzi dal sito (clicca qui).

Per ogni sessione abbiamo riportato i problemi e le proposte indicate dal suddetto sito, copiando fedelmente le parole.

Invece le conclusioni sono le riflessioni sollevate dall’Associazione Riconoscere. Riteniamo che i tempi per il cambiamento sia culturale che legislativo-istituzionale, con applicazione operative, siano molto lunghi e non dipendano dalla volontà dei cittadini e delle organizzazioni del Terzo Settore.

Inoltre riteniamo che la rete delle Associazioni, promotrici di questa Conferenza, debba avere voce e possibilità di esercitare il potere di un cambiamento che parte dal basso. Non possiamo aspettare ancora per aiutare le persone che nel frattempo sono sempre più abbandonate al loro destino!

Per ragioni di tempo, durante la Conferenza, le associazioni non hanno avuto molto spazio per esprimere le loro proposte, pertanto noi di Riconoscere sentiamo la necessità di conquistarci uno spazio per dire la nostra, con molta umiltà e desiderio di incidere su processi ormai alla deriva.

Sessione n. 1- Disuguaglianze, uniformità e risorse dei LEA: per il diritto alla salute mentale, in tutto il Paese in tutto il paese

PROBLEMI EMERSI DAL DIBATTITO

  1. 1)  diseguaglianze sono state evidenziati divari nella spesa (per i DSM), nella copertura dei bisogni, e nei processi di cura
  2. 2)  problemi poco conosciuti e di fronte ai quali gli operatori sono impreparati come nel caso dei migranti, dei detenuti, di giovani e adolescenti
  3. 3)  cooperazione sociale: esternalizzazione di deriva privatistica, esperienze di cooperazione sociale che gestisce residenzialità leggera e che chiede di essere incentivata per evitare l’istituzionalizzazione delle persone
  4. 4)  strutture chiuse che cronicizzano le persone
  5. 5)  Livelli Essenziali di Assistenza (LEA): indicatori non solo di ambito ospedaliero ma anche di ambito territoriale, compreso ciò che si fa nelle comunità. Sistema informativo nazionale sulla salute mentale più forte, più efficace e più aggiornato.

PROPOSTE EMERSE DAL DIBATTITO

1 più risorse per il Servizio Sanitario nazionale con indicazione obbiettivi

2 riallocazione dalla residenzialità alla domiciliarità attraverso, in particolare, lo sviluppo di percorsi personalizzati come il budget di salute.

3 il ruolo delle associazioni che spesso lavorano in solitudine e che invece chiedono ai servizi momenti di incontro, di confronto e di reciproco sostegno.

CONCLUSIONI

Entrambe le prime due proposte sono rivolte alle Istituzioni e quindi necessari tempi e decisioni fuori dalla nostra volontà.

La terza proposta con quale parte operativa si può concretizzare?

Per esempio sarebbe possibile prevedere la creazione di un documento sottoscritto da parte di tutte le associazioni di un certo territorio, destinato ai responsabili dei DSM e alle Consulte, nel quale esigere che venga stabilito un giorno fisso bimestrale in cui i CSM possano accogliere le proposte di collaborazione da parte delle Associazioni, allo scopo di collaborare insieme?

Sessione n. 2: Il lavoro del/nel Dipartimento di Salute Mentale. Per un Centro di Salute Mentale regista della cura nel territorio.

PROBLEMI EMERSI DAL DIBATTITO

1 i servizi italiani siano servizi psichiatrici o servizi di salute mentale

2 Il potere dello psichiatra va gestito inserendo la multi professionalità, e la cittadinanza attiva, intesa come famiglie, volontari, associazionismo.

3 presenza della Politica ed un rapporto attivo con essa e necessità nuovo Accordo Stato-Regioni.

4 aziende sanitarie chiuse in sé, rigide e burocratiche, lontane dagli scenari e dalle problematiche della Salute Mentale. Clima di neo- manicomialità con crescente numero di residenze di ogni tipo che proliferano quasi ovunque in Italia

5 resistenze anche ad un abitare come diritto ad una vita normale, come l’imputazione per apertura di “struttura sanitaria abusiva” per gruppi appartamento con regolare contratto di affitto sottoscritto dai pazienti.

6 Modelli organizzativi tra DSM e CSM quale dei due sia il soggetto prioritario, modelli organizzativi diversi da regione e regione o anche in una stessa regione. La centralità del CSM fulcro del Dipartimento di Salute Mentale e adeguatezza dei CSM alle dimensioni dei territori. CSM necessita del lavoro d’equipe, di confronto e di dialettica, per la costruzione di un senso comune dell’agire, dando voce a tutti. Assistiamo ad una regressione dei modelli di servizio territoriale.

7 differenze tra riabilitazione e risocializzazione, all’interno del contesto sociale, e che non è una cura ma un diritto. Fare riabilitazione, andando oltre la vecchia logica dei laboratori nei Centri Diurni, significa lavorare

sul territorio, coinvolgere gli enti locali in progetti di reale inserimento lavorativo in cooperative ed aziende e al tempo stesso lavorare con associazioni.

8 Il ruolo del volontariato è importante, fondato sull’importanza di essere vicini nei CSM, che possono essere registi “se la rete è allargata” a familiari, utenti e cittadini. Necessario il lavoro coi familiari sia sotto l’aspetto associativo (devono stare nei coordinamenti e comitati dipartimentali) che come approccio multifamiliare, il Dialogo Aperto, il gruppo uditori di voci. Le associazioni sottolineano l’importanza di forme nuove di formazione reciproca, come ad esempio nei gruppi sulle voci dove ci si confronta tra operatori e utenti.

PROPOSTE EMERSE DAL DIBATTITO

Sono contenute all’interno degli otto punti sopradescritti

CONCLUSIONI

I primi sette punti sono rivolti alle Istituzioni e quindi necessari tempi e decisioni fuori dalla nostra volontà.

L’ottavo punto: in che modo il volontariato con le associazioni può stringere vicinanze e alleanze con i CSM? E come implementare la formazione?

Tramite accordi scritti tra i servizi sanitari e le organizzazioni di volontariato in grado di offrire servizi integrativi a quelli esistenti e rendere efficace la comunicazione affinché le informazioni arrivino ai cittadini. Appare fondamentale creare una “Carta di tutti i servizi territoriali” ad uso sia interno (per inviare i propri utenti) sia della cittadinanza. I servizi necessari all’utenza sono: – supporto psicologico strutturato o percorso di psicoterapia; – psicoeducazione; -gruppi di Auto Mutuo Aiuto rivolto alle difficoltà psicologiche degli utenti; progetti domiciliari (tipo Compagno Adulto); attività socio-culturali-sportive- professionali e dev’essere possibile attivare tali servizi avvalendosi del Terzo Settore professionale.

Sessione n. 3: Residenzialità pesante e neo istituzionalizzazione. Costruire le alternative

PROBLEMI EMERSI DAL DIBATTITO

1 la residenzialità in strutture comunitarie a vario titolo può essere una forma di neo-istituzionalizzazione se non è governata di una ri- abilitazione che può svolgersi solo all’interno della vita reale, della vita delle comunità locali di appartenenza.

2 crisi: ricoveri nei SPDC legandoli e tenendoli con la porta chiusa e pratica di routine il TSO

3 da parte dei familiari invio dei loro congiunti in strutture residenziali fuori dalla regione di appartenenza

4 del notevole assorbimento delle risorse per la salute mentale che potrebbero invece essere più utilmente riconvertite.

5 La maggior parte dei familiari intervenuti vogliono per i loro figli percorsi di ripresa all’interno della propria zona di provenienza, che abitino una casa, anche in cohousing, e chiedono che i CSM facciano da supporto a questi appartamenti, intorno ai quali creare una rete di relazioni, di prossimità, di volontariato.

PROPOSTE EMERSE DAL DIBATTITO

1 Osservatorio nazionale per il monitoraggio delle strutture residenziali, soprattutto di quelle private, sulla falsariga di quello che è stato fatto sugli OPG e poi successivamente sulle REMS

2 Un contratto da sottoscrivere all’inizio della creazione di un appartamento supportato, ovvero di un accordo tra le persone, i familiari e gli operatori, sulla durata del percorso, sull’andamento del percorso stesso e cosa succede

3 la casa e l’abitare supportato è l’alternativa vera, secca e da privilegiare rispetto al posto letto nelle strutture residenziali di cui si

chiede una drastica riduzione, con relativa riconversione della spesa a vantaggio della prima, e nel caso se ne debba fare ricorso ciò deve avvenire secondo un progetto condiviso da tutti, in strettissimo rapporto con i CSM invianti e mai fuori regione

CONCLUSIONI

Il primo punto è rivolto alle Istituzioni e quindi necessari tempi e decisioni fuori dalla nostra volontà.

Il secondo e terzo punto potrebbero essere attuati dal Terzo Settore, in che modo si passa ai fatti?

Le grandi organizzazioni del Terzo Settore (es. Comunità S. Egidio, Croce Rossa ecc..) potrebbero creare e gestire progetti privato- sociali, facendosi da garante per affittare appartamenti e renderli disponibili per gli utenti che necessitano di allontanarsi dalla famiglia e siano disposti a convivere con altre persone con difficoltà simili.

Tali progetti dovrebbero essere attuati in stretta collaborazione con i servizi sanitari del territorio (per la presa in carico clinica), con le Associazioni di volontariato e tutte le organizzazioni del Terzo Settore territoriale per garantire inclusione e assistenza “leggera” alle persone. Tali progetti inizialmente potrebbero in un primo momento essere sostenuti economicamente dalle famiglie con un basso costo comprensivo di tutte le spese di vita (vitto, alloggio, utenze e vacanze), in un secondo momento potrebbero essere riconosciute e accreditate dai servizi socio-sanitari mediante la richiesta di fondi economici per progetti individualizzati.

Ne è un esempio concreto il già avviato progetto di Civitavecchia attuato dalla Comunità di S.Egidio in stretta collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale ASL RM4

Sessione n. 4: I trattamenti necessari e gli abusi, cattive e buone pratiche

PROBLEMI EMERSI DAL DIBATTITO

1 contenzione meccanica all’interno del nostro ordinamento giuridico, tema estremamente controverso

2 la sofferenza e il dolore dei familiari di persone con disagio mentale: le risposte da costruire per sostenerli nei loro difficili percorsi, spesso pieni di solitudine ed emarginazione

PROPOSTE EMERSE DAL DIBATTITO

1 analisi di quale rapporto i garanti possano avere con gli operatori della salute mentale

2 promuovere la formazione a tutti i livelli, tanto presso gli enti e le istituzioni coinvolte (dai comuni, alle forze di polizia, fino ai magistrati) quanto costruendo un percorso specifico rivolto ad avvocati che possano assumere e svolgere con competenza le azioni legali in caso di necessità.

3 campagna nazionale per l’abolizione della contenzione…E tu slegalo subito.

CONCLUSIONI

Tutti i punti prevedono l’attivazione da parte delle istituzioni e delle organizzazioni impegnate nella lotta contro la contenzione.

Nel frattempo che si fa?

Potrebbe essere possibile incaricare le Associazioni presenti alle Consulte dipartimentali o ai Tavoli misti permanenti di monitorare l’andamento della contenzione nei vari servizi sanitari del territorio? Prevedere l’utilizzo di volontari e/o progettare insieme al Terzo Settore interventi per il miglioramento nell’accoglienza e nella capacità di gestione delle crisi da parte dei servizi psichiatrici?

Sessione n. 5: Il sociale per la Salute Mentale di comunità; il DSM e l’integrazione con il Welfare locale

PROBLEMI EMERSI DAL DIBATTITO

1 Il servizio pubblico non fa quello che dovrebbe fare, non conosce il territorio e non ha la capacità di attrarre le risorse del sociale, che pure è elemento costituente della psichiatria di comunità.

2 i servizi non sono in buona misura in grado di accogliere i bisogni sociali degli utenti; insufficienti anche le risposte di sostegno sociale ai percorsi di inclusione dei pazienti attraverso le attività di riabilitazione nei Centri diurni e di formazione al lavoro; non sono consapevoli degli effetti collaterali devastanti dei farmaci che interferiscono sia con la salute che con le potenzialità riabilitative.

PROPOSTE EMERSE DAL DIBATTITO

1 importanza delle associazioni di Terzo settore nel mappare le risorse del territorio, associazioni che di fronte alla ridotta dimensione del sociale nei servizi si organizzano in vario modo e con molteplici iniziative mettendo in campo anche importanti “risorse aggiunte”

2 utilizzo budget personalizzato

3 riuscire a mettere insieme le risorse di sociale e sanitario, pubblico e privato in una visione sistemica che vada oltre l’integrazione e riformuli una cultura del sociale come trama di inclusione e non semplice luogo del contenimento di problemi.

CONCLUSIONI

Il primo punto è nel potere delle associazioni di Terzo settore; nel concreto come ci si può organizzare?

Tutti i servizi dei Dipartimenti di Salute Mentale possono attivare un progetto, (curato dal volontariato e dai tirocinanti interni ai servizi) di mappatura del territorio, individuando tutte le organizzazioni cittadine e associative che offrano proposte interessanti per le persone in carico ai servizi e creando delle banche dati e opuscoli utili alla realizzazione di percorsi individuali.

Il secondo e terzo punto delle proposte riguardano cambiamenti di logiche e di interventi da parte dei servizi.

Sessione n. 6: Dopo gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari: salute mentale e Giustizia. Oltre leRems e il carcere …

PROBLEMI EMERSI DAL DIBATTITO

1 cambio di visione che implica anche una revisione dei DSM, organizzati per aree disciplinari separate, e con una visione “adultocentrica” e riparativa.

2 tema dei diritti sia in ambito civile e penale

3 riflessione sulla concezione della pena,

4 le 30 REMS sono molto diverse fra di loro

5 soggetti senza fissa dimora, senza residenza anagrafica, persone sole e/o abbandonate

6 trattamenti a lungo termine di utenti con gravi reati, che non possono essere ospiti permanenti delle REMS.

7 questione del carcere

8 difficoltà dei DSM a farsi carico delle persone affette da disturbi mentali con misure giudiziarie.

PROPOSTE EMERSE DAL DIBATTITO

1 abolire il “doppio binario” (abolizione degli artt. 88, 89) e superare i concetti di pericolosità sociale e misure di sicurezza. Assicurare il diritto al processo e definire in fase di esecuzione della pena le misure di cura necessarie e nei setting adeguati

2 necessità che i quesiti peritali prevedano sempre il coinvolgimento dei DSM e dei Servizi Sociali.

3 operatività locale e la creazione di protocolli operativi 4 dialogo tra magistratura e psichiatria

5 organismo della Conferenza delle Regioni e Ministeri della Salute e Giustizia aperto alla partecipazione delle forze della società civile e degli operatori, come ad esempio l’Osservatorio sul superamento degli OPG e il Coordinamento nazionale Rems.

6 Creare un apposito Sistema informativo nazionale e regionale

7 Revisione dell’Accordo Stato Regioni 26 febbraio 2015sul processo di superamento degli OPG

8 Formazione congiunta a livello nazionale e regionale. Diffusione delle Buone Prassi Ruolo attivo di Avvocatura, Garanti nazionali e regionali.

CONCLUSIONI

Tutti i punti prevedono l’attivazione da parte delle istituzioni e delle organizzazioni impegnate nella lotta contro la contenzione.

Nel frattempo che si fa?