“Matto, ribelle e handicappato’ – Live contro ogni forma di stigma e pregiudizio


In questo lunghissimo e matto live (che abbiamo suddiviso in capitoli per facilitarvi e orientarvi nell’ascolto) abbiamo deciso di promuovere il Disability Pride 2019 e colto l’occasione per dire la nostra sul tema dell’inclusione.

Perché le persone e le realtà che lavorano e transitano in Radio 32, sono ben consapevoli che i pregiudizi e la categorizzazione delle persone sono gli step fondamentali per escludere una persona e negare i suoi diritti (e i suoi doveri), facendola entrare in una dimensione altra, separata, distante.

Una dimensione in cui si priva la persona della sua soggettività: disabile, matto, tossico, immigrato, ecc. diventano parole in grado di dire già tutto.

Parole che mettono muri, per non vedere una sofferenza troppo grande per farla rientrare in una ‘normalità’ feroce, che non ha tempo per l’Altro che ha un problema.

Perché se hai un problema nella nostra società, quasi automaticamente entri nella solitudine e rischi l’isolamento dal mondo. E dal mondo, che si tiene a debita distanza, si viene definiti proprio a partire dal proprio problema. Non un ‘chi’ che soffre, ma una ‘cosa’ con determinate caratteristiche generali definite da schiere di professionisti che operano nei servizi.

Il problema non è categorizzare, ma rispondere al disagio facendo praticamente solo quello in sistemi sanitari ricchi di diagnosi, ma decisamente carenti nelle ‘cure’.

E la carenza non è solo economica, anche l’approccio alla cura spesso è sbagliato, perché troppo spesso ci si dimentica un assunto fondamentale: ‘siamo tutti persone’. Persone immerse in un contesto storico, sociale, culturale (e ovviamente economico) che condividiamo.

Questa prospettiva è l’unica in grado di dare dignità all’altro, perché presuppone che per sapere veramente come sta l’Altro, bisogna chiederglielo. E se ascoltiamo le storie delle persone, possiamo scoprire mondi. Mondi incredibili, mondi nascosti dalle vuote categorie citate sopra.

E il primo obiettivo di una cura centrata sulla persona, la premessa, è farla uscire dall’isolamento, riconnetterla con il mondo.

Con questo approccio, scopriamo la realtà di Radio Fuori Onda, una radioweb realizzata da persone con disagio mentale e operatori presso un Centro di Salute Mentale dell’Asl Roma 2, e la sua evoluzione nel tempo, fino a diventare una vera e propria testata giornalistica integrata, 180 gradi. Una testata giornalistica particolare, in cui persone con disagio mentale lavorano insieme a professionisti della comunicazione, creando un contesto inclusivo e creativo, in cui si valorizza la diversità, ponendosi l’obiettivo comune di lavorare sulla qualità delle relazioni e del lavoro.

Intervistiamo Fabiano Lioi e insieme a lui, vediamo il mondo dei ‘parcheggi a cazzo’, della mobilità, dell’accessibilità di una grande città dal punto di vista della persona con disabilità.

Continuiamo il nostro viaggio con Laura Danieli, membro del Collettivo Enzima T, che presenta il laboratorio di Teatro Sociale ‘Città U-topia‘ in svolgimento a Corviale, nota periferia romana, in cui ragazzi, anziani e persone con disagio mentale lavorano insieme per produrre teatro di qualità per il quartiere.

E Insieme a Carmelo Comisi e al nostro Daniele Lauri presentiamo il Disability Pride

Infine, finale con il botto: intervistiamo l’amica Mina Schett Welby, moglie di Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare.

Dopo la morte del marito Piergiorgio ha proseguito il suo impegno e continua a testimoniare nei dibattiti pubblici l’importanza di temi come l’autodeterminazione della persona, le scelte di vita e fine vita, nonché la rilevanza di un’assistenza adeguata alla persona malata e la vita indipendente della persona disabile.