Sulla nostra pelle: intervento di Ilaria Cucchi a Radio32

 

L’intervento di Ilaria Cucchi per presentare la proiezione organizzata da Radio 32 in piazza, al Pigneto, del film che narra gli ultimi sette giorni di vita di suo fratello. Una storia che non riguarda solo la sua famiglia ma interroga la coscienza di noi tutti.

 

Mi dispiace non essere con voi nel mio quartiere. Mi dispiace non essere li con voi e non potere vedere voi che osservate la vita di mio fratello. Stasera conoscerete Stefano, la nostra famiglia e la nostra storia. Questo film è duro ed estremamente vero. È un film basato esclusivamente sugli atti giudiziari e non c’è nulla di inventato. Non è un film fatto per Stefano, ne è stato fatto per me. È una denuncia. È un film che deve far riflettere ed è importante perché mi restituisce qualcosa. In questi 9 anni di battaglia siamo riusciti a ricostruire tutto quello che ha dovuto subire mio fratello. Inoltre, restituisce quello che nessuno mai potrà raccontare: l’emotività e la parte sentimentale di mio fratello di quegli ultimi 6 giorni della sua vita in cui stava morendo letteralmente di dolore e da solo come un cane. Vi ringrazio perché le tante persone che mi incontrano ogni giorno mi hanno dato la consapevolezza di non essere soli.

 

Che emozioni ha suscitato in te l’ammissione del carabiniere Francesco Tedesco riguardo al pestaggio da parte di Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo nei confronti di Stefano?

 

Un emozione enorme! Quello che vedrete proiettato stasera su quello schermo è la verità che io e la mia famiglia  raccontiamo ormai da 9 anni. Non è stato facile far arrivare la verità in un aula di tribunale. Quando hanno guardato le foto del corpo di mio fratello avevano chiara la verità ed è stato difficilissimo arrivare a questo punto: in un processo giusto. Sapevo che Stefano era stato pestato, lo sapevo fin dal principio, avendolo visto sul tavolo dell’obitorio. Devo dire che leggere la descrizione dettagliata di quello che Stefano ha dovuto subire quella notte è stato davvero devastante, non solo come sorella di Stefano, ma anche come cittadina, credo che sia intollerabile e non possiamo far finta di niente.

 

 

Prima della proiezione abbiamo voluto affrontare il tema del carcere intervistando il sociologo Luca di Censi:

E abbiamo approfondito il tema, facendoci raccontare le esperienze e il punto di vista dei detenuti, grazie al lavoro dell’associazione Matricola: