Xenofobia: piccolo vademecum per non contrarla

 

Intervista al dott. Alberto Barbieri, coordinatore di Medici per i Diritti Umani (MEDU), sulle false credenze che riguardano i migranti e il processo di accoglienza e integrazione. Otto punti per non cedere alle sempre più diffuse fake news su questo drammatico fenomeno.

 

1)  “I rifugiati sono solo il 10%, gli altri sono migranti economici”

 

La schematica distinzione tra rifugiato e migrante economico è incapace di fotografare la realtà del mondo in cui viviamo e in molti casi i motivi della fuga sono molteplici e intrecciano motivi di persecuzione e violenza politica con ragioni economiche.  Tra le migliaia di migranti assistiti da Medu negli ultimi quattro anni  solo il 15% ha lasciato il proprio paese per motivi esclusivamente economici. Gli altri sono fuggiti per salvaguardare la propria incolumità quando non la stessa vita. Nel 2017 è stato accolto il 42% delle richieste di protezione internazionale/umanitaria (8% status di rifugiato, 9% protezione sussidiaria e 25% umanitaria), ne è stato quindi respinto il 58%.

La metà circa dei ricorsi viene poi accolta. Quindi nel 2017 circa i ¾  delle richieste di protezione internazionale e umanitaria sono state accolte in prima o in seconda istanza.

 

2) “Invece di accogliere tutti dovremmo aiutare questa gente a casa loro”

 

I migranti oggi nel mondo sono 258 milioni. Nel 2000 erano 173 milioni. I flussi migratori attuali sono un fenomeno epocale, estremamente complesso, a cui si può rispondere inevitabilmente con strategie complesse. Possiamo vedere la migrazione come il sintomo di problemi globali come ad esempio i disequilibri economici, il riscaldamento globale, i conflitti politici e sociali. Vediamo quindi che la migrazione diventa sempre più spesso migrazione forzata. La risposta non può che venire dalla comunità internazionale con una governance mondiale. La cosa più sbagliata è contrapporre e polarizzare le strategie. E’ certamente necessario sostenere lo sviluppo dei paesi più poveri (aiutare a casa loro) ma è imprescindibile proteggere e accogliere chi è costretto a fuggire dalla propria terra guerre e violenze o perché perseguitato per varie ragioni. C’è bisogno di strategie, interventi a breve, medio e lungo termine.

 

3) Salvini: “Ho chiesto di visitare un centro di accoglienza per migranti in costruzione, un centro all’avanguardia che potrà ospitare mille persone. Questo per smontare la retorica in base alla quale in Libia si tortura e non si rispettano i diritti umani”

 

Negli ultimi quattro anni i medici, gli psicologi e gli operatori di Medu hanno curato e raccolto le testimonianze di oltre tremila migranti appena sbarcati dalla Libia. Il 90 % di essi ha subito torture e abusi atroci nei centri di detenzione formalmente controllati dal governo e nei campi di sequestro controllati dai trafficanti libici. Possiamo affermare che questo sia stato il trattamento subito dagli oltre 600.000 mila migranti sbarcati in Italia negli ultimi quattro anni e che in Libia si siamo perpetrate e si continuino a perpetrare crimini contro l’umanità su vasta scala. Ovviamente non lo diciamo solo noi ma lo dicono anche tutti i rapporto dell’UNHCR e delle Nazioni Unite.  Il Segreterio Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha affermato che in Libia: «I migranti sono stati sottoposti a detenzione arbitraria e torture, tra cui stupri e altre forme di violenza sessuale», basandosi sulle inchieste di Unsimil, la missione Onu a Tripoli. Indistintamente, nei centri governativi come nei lager clandestini, avvengono «rapimenti per estorsione, lavori forzati e uccisioni illegali» si legge nel documento consegnato al Consiglio di sicurezza il 12 febbraio scorso (Leggi il rapporto cliccando qui).

Il negazionismo è purtroppo il tragico orpello delle vicende più buie dell’umanità come ci ha tragicamente insegnato il secolo scorso.

 

 

4) “Sapete benissimo che i clandestini “recuperati” dalla GC libica vengono poi gestiti da OIM/UNHCR, e che gli unici lager in Libia sono quelli dei trafficanti, che voi ONG apparentemente supportate.”

 

I cosiddetti centri di detenzione governativi sono circa 19 e le condizioni di vita al loro interno sono egualmente terribili. Spesso i centri governativi e i luoghi di sequestro sono tra loro in contiguità e i migranti vengono venduti o passati dagli uni agli altri.  Il fatto che vi abbia accesso personale dell’UNHCR, dell’OIM o di altre organizzazioni umanitarie non è una garanzia di protezione.

 

5) “Basta con i taxi del mare!”

 

Di fronte ad un quadro di atrocità come quello appena descritto a proposito dei migranti che si trovano in Libia, parlare delle ONG che sono  “taxi del mare” ci pare abbastanza disgustoso.  Bisogna ricordare che le ONG hanno iniziato ad intervenire nel Mediterraneo con le operazioni di salvataggio quando gli stati hanno iniziato a ritirare le loro navi. Si è trattato di un intervento umanitario di fronte ai naufragi e alle morti in mare. Guardiamo qui il grafico dei morti in mare e quello che sta succedendo oggi. Detto questo certamente un intervento umanitario non può risolvere un quadro cosi complesso e difficile. E chi porta un intervento umanitario, certamente con le migliore intenzioni, deve sempre interrogarsi sugli effetti di operare all’interno di un meccanismo così infernale.

 

6) “Gli diamo 35 euro per non fare niente”

 

Il costo medio per l’accoglienza di un richiedente asilo o rifugiato è di 35 euro al giorno (45 per i minori) che non finiscono in tasca ai migranti ma vengono erogati agli enti gestori dei centri e servono a coprire le spese di gestione e manutenzione, ma anche a pagare lo stipendio degli operatori che ci lavorano. Della somma complessiva solo 2,5 euro in media, il cosiddetto “pocket money”, è la cifra che viene data ai migranti per le piccole spese quotidiane (dalle ricariche telefoniche alle sigarette)”. E’ vero che nella gestione dei centri di accoglienza son entrati dei soggetti privati, italiani, arrichendosi che facevano tutt’altro e quindi senza la necessarie competenze nei migliori dei casi oppure in alcuni casi con maltrattamenti o malversazione dei fondi. Dopodiché, gli stranieri sono soprattutto contribuenti: nel 2014 i loro contributi previdenziali hanno raggiunto quota 11 miliardi, e si può calcolare che equivalgono a 640mila pensioni italiane. Spesso i migranti finiscono a lavorare in condizioni di grave sfruttamento come nelle campagne del Mezzogiorno d’Italia (si veda ad esempio Rosarno e la Piana di Gioia Tauro).

 

7) “Ci portano le malattie”

 

Il “dagli all’untore” è una delle false credenze più difficili da eradicare.  Da uno studio effettuato da Medu  risulta che tra i motivi di ricovero dei pazienti migranti  le cause infettive si trovavano “agli ultimissimi posti”, ciò significa che i migranti non sono portatori di malattie trasmissibili e infettive  più di quanto non lo sia la popolazione generale.

 

8) “Ma allora la soluzione qual è ?”

 

La soluzione non può che essere quella di mettere al centro di ogni agire politico, la promozione e il rispetto dei  diritti umani siano essi i diritti civili, politici o quelli economici. Sociali, culturali e ambientali. Non per “buonismo” ma per spirito di sopravvivenza, per assicurare un futuro al pianeta e a noi umani. E ricordarci anche della nostra bella costituzione; ad esempio dell’articolo 10 “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica”.

 

 

 

 

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