Mindfulness e dintorni: quando respirare non è dato per scontato

 

Nella puntata di oggi, intervistiamo Dario Sottocorno, psicologo dell’associazione ‘Laboratorio 53‘, che conduce un laboratorio di Mindfulness rivolto a operatori sociali e attivisti a Roma, presso ‘La città dell’Utopia‘.

 

Parliamo con lui di questa pratica dalle origini antichissime, cercando di spiegare a modo nostro, la grande utilità di porre consapevolmente l’attenzione su un respiro calmo e rilassato, soprattutto per chi lavora nelle relazioni d’aiuto, sempre alle prese con una gestione dello stress difficile e per questo, a rischio di burn out.

 

La consapevolezza, o “attenzione consapevole”, seguendo la definizione di Kabat-Zinn (1994), statunitense, biologo e professore emerito di Medicina, che ha introdotto le pratiche di consapevolezza in ambito sanitario e nella psicologia cognitiva contemporanea, è la capacità di porre attenzione, intenzionalmente, al momento presente in modo non giudicante.

E’ un’attività esplorativa dell’attenzione che, rendendo consapevoli processi normalmente inconsci, consente di osservare diversamente il nostro modo di fare esperienza e i nostri automatismi, attivando meccanismi di autoregolazione corporea e relazionale (Siegel, 2007).

A livello cerebrale, le pratiche meditative, riducendo il livello di cortisolo indotto dallo stress, sembrano avere un effetto neuro-protettivo sulle connessioni neurali del cervello (Xiong, Doraiswamy, 2009) e sono correlate ad una maggior attivazione delle aree pre-frontali, legate ai processi di pensiero astratto, e dell’area della corteccia cingolata anteriore, deputata all’integrazione delle risposte emotive con i processi cognitivi, determinante nei processi decisionali.

Favorendo le capacità di attivare un pensiero creativo e stabile anche in situazioni altamente stressanti e di gestire stati emotivi intensi quali la rabbia, la paura e l’ansia, e i pensieri disturbanti che ne conseguono, Eipstein (1999) suggerisce di utilizzare tali tecniche per aiutare chi svolge professioni altamente stressanti, come quelle di aiuto.

Sempre più evidenze scientifiche ne stanno dimostrando l’efficacia e un miglioramento nella qualità di vita nelle più diverse condizioni patologiche: ipertensione, psoriasi, diabete, malattie croniche, ecc.

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