Riflessioni sul ruolo dello psicologo nei diversi contesti di cura. Intervista al dott. Catello Parmentola

Abbiamo intervistato Catello Parmentola con uno scopo ben preciso: iniziare una ricognizione riflessiva e prospettica sulla funzione dello psicologo nei contesti di intervento, alla ricerca di prospettive che rendessero comprensibili pregi e difetti di questa figura professionale e della sua  funzione nei diversi contesti di cura.

Il dott. Parmentola ha attraversato in maniera attiva la fase istituente della professione di psicologo,  partecipando alla stesura del codice deontologico a cui tutti noi psicologi facciamo riferimento  (sul sito dell’ ordine degli Psicologi della Campania è disponibile una versione ebook, aggiornata al 2018 del suo testo “la deontologia degli psicologi – clicca qui), e sta partecipando dentro le istituzioni alla fase attuativa della funzione dello psicologo.

 

La sua esperienza è stata esemplificativa di un percorso che vede lo psicologo attrezzare i contesti al discorso psicologico prima di abitarli occupandone gli spazi come semplice presenza prevista dagli organigrammi.

Sono indicazioni  di questo percorso le esperienze raccontateci nel campo delle tossicodipendenze e della fase costitutiva dei servizi pubblici di riferimento che nascevano al confine tra un impostazione ideologica e una  scientifica in cui la dimensione psicologica non era scontata, così come, in modo più inaspettato,  l’ esperienza in diabetologia, li dove le condizioni di lettura in chiave medica avrebbero potuto saturare gli spazi disponibili (e in parte lo hanno fatto) arginati solo da poche esperienze come quelle condotte appunto dal dott. Parmentola  e dal supporto reciproco di alcune realtà associative e da medici attenti alle dimensioni della vita delle persone che affrontano una condizione di cronicità, legate alla gestione di uno degli ambiti più essenziali della vita, l’ alimentazione.

 

Continuando questa esperienza, per certi versi esemplare, incontriamo un altro ambito che Parmentola sta attualmente aprendo alla dimensione dell’ intervento psicologico, quello del fine vita.

In questo ambito la funzione dello psicologo può diventare molto sensibile perché come lui stesso spesso afferma “lo psicologo può trovarsi a non sapere cosa dire e cosa fare ma deve saperlo fare bene” indicando la postura da assumere in una dimensione dove è possibile non trovare sponde solidificate dall’ esperienza  alla dimensione procedurale tecnica, e quindi nel rigore di una professione di cura, cercare di costruire il possibile intervento garantendo la dimensione psicologica della salute degli utenti che non è solo quella delle persone che si avviano alla morte ma anche dei loro familiari.

L’esperienza del dott. Parmentola è esemplare, perché pensiamo che sia questo il modo di intendere il lavoro dello psicologo,  come figura professionale in grado di allestire e interpretare i luoghi secondo criteri congrui alla cura della vita che ad essi è stata destinata, siano essi contesti di terapia pubblici o privati, alloggiati in setting diversi , come la comunità o la consulenza online, altro ambito in cui il dott. Parmentola ha dato contributi significativi nella normativa e nell’attuazione.

Che in certi luoghi venga destinata la cura della vita sofferente è un fatto storico derivato da scelte politiche e orientamenti epistemologici dominanti in cui gli psicologi possono essere più o meno gettati con ruoli più o meno significativi.

Oggi si assiste ad una contrazione della significatività nei sistemi pubblici della funzione degli psicologi rispetto ad una esigenza che invece aumenta, portata a manifestazione dai nuovi disagi e da combinazioni nuove di quelli vecchi. Anche i disagi sono un fatto storico, anche la biologia lo è, nel senso che la biologia risponde a condizioni storiche istituite da vari linguaggi. In gioco  c’ è  il rapporto tra epistemologie e ontologie  in cui lo psicologo nella sua funzione più autentica si trova nel mezzo   e circa le quali  non può essere ridescritto in modo passivo,  da questi rapporti,  come un “medico della psiche” assecondando l’ impostazione epistemologica dominante  delle discipline cliniche.

 

Essere uno psicologo in un contesto, anche in un contesto di studio privato, significa rendere quel contesto riconoscibile per quelle vite che ad esso si rivolgono, in modo tale da rendere effettivamente terapeutici, dis-posizionali, i dispositivi elaborati per le cure, e-motigeni  in senso lato, ossia in grado di far muovere nella giusta direzione la persona in crisi.

Se ad oggi sentiamo di non essere sufficientemente riconosciuti, se sentiamo come generazione, e come categoria professionale, che si debbano ridiscutere i termini di un transito e di un evoluzione, è perché, probabilmente, gli psicologi ‘di prima generazione’ non hanno ancora saputo mettere a tema in modo sufficiente tali questioni.

Individuare i contorni  originari e costituenti della nostra professione riconfigura un senso storico intellegibile entro cui individuare nuove prospettive, laddove quelle ereditate risultano incapaci di trovare slanci nel reale.

E’ fondamentale sviluppare un metodo psicologico, ma non psicologista,  per provare ad aprire orizzonti pratici di cura oltre i riduzionismi del paradigma biomedico.

 

 

NOTE BIOGRAFICHE

 

CATELLO PARMENTOLA (Scafati, 1955).

Psicologo, Psicoterapeuta, è Dirigente psicologo presso l’ASL Salerno. In tale ambito, ha contribuito allo sviluppo della professione, ‘aprendo’ agli psicologi settori nuovi come:

 

  • le Tossicodipendenze, codificandone i primi paradigmi e Protocolli di Intervento in volumi quali ROTE A MARGINE – articoli 1981-1990 e NOTTE A MARGINE – i numeri e le parole della ‘droga’, Laveglia 1997;
  • la Diabetologia, codificandone i primi paradigmi e Protocolli di Intervento in volumi quali LA DIMENSIONE PSICOLOGICA DEL PAZIENTE DIABETICO, Plectica 2007 e PSICOLOGIA E DIABETE – l’esperienza dello psicologo nei Servizi di diabetologia (Plectica 2011);
  • l’Hospice, codificandone i primi paradigmi e Protocolli di Intervento in volumi quali FINO ALLA FINE DEL TEMPO – una riflessione sulla psicologia palliativa (in pubblicazione).

 

È stato ricercatore presso l’Istituto Superiore della Sanità; è valutatore ISO 9001 dei Sistemi di Gestione della Qualità – settore sanitario (ha guidato dal 999 al 2001 l’accreditamento Qualità del Servizio di Diabetologia di Salerno); formato con la Bocconi di Milano in management sanitario.

È stato vicepresidente dell’Ordine Psicologi della Regione Campania e componente della Commissione Deontologia dell’Ordine Nazionale che estese il primo Codice Deontologico degli psicologi italiani. Attualmente membro della Commissione Giuridica Istituzionale del Consiglio Nazionale dell’Ordine, è stato –dal 1993 ad oggi- in diverse Commissioni del CNOP. In tale ambito, ha esteso le prime Linee Guida per la Professione on line e collaborato alle revisioni e all’estensione delle successive; ha esteso i Regolamenti Disciplinari di vari Ordini regionali e collaborato all’estensione delle Linee Guida di Psicologia Giuridica e Forense; ha esteso le Linee d’Indirizzo per l’Applicazione dell’Art.31 del C. D. degli Psicologi. 126 A tale impegno istituzionale ha dedicato volumi quali IL SOGGETTO PSICOLOGO E L’OGGETTO DELLA PSICOLOGIA nel Codice Deontologico degli Psicologi italiani, Giuffré Editore, 2000; PRENDERSI CURA – il soggetto psicologo e il senso dell’Altro tra clinica e sentimento, Giuffrè Editore, 2003; LA DEONTOLOGIA DEGLI PSICOLOGI – le conoscenze indispensabili all’esercizio professionale, edito -in prima edizione- dall’Ordine Psicologi Regione Campania, 2013. Docente attualmente e fin dalla sua istituzione presso la sede di Napoli dell’Istituto Italiano di Psicoterapia Relazionale, è stato docente di psicologia scientifica presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Salerno e di psicologia generale presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università Federico II di Napoli. Ha collaborato a molte riviste scientifiche (Territorio, Esperia, Psicologia oggi, Simposio, La Professione di psicologo, MalaMente, Nuove Prospettive in Psicologia, Nuova@mente, Quaderni d’Altri Tempi, Link, Janus, Informa…) ed a molte opere collettive, tra cui: IL CODICE DEONTOLOGICO DEGLI PSICOLOGI commentato articolo per articolo, Giuffrè 1999; LO PSICOLOGO AL LAVORO. CONTESTI PROFESSIONALI, CASI E DILEMMI, DEONTOLOGIA, Franco Angeli 2001; L’APPROCCIO PSICOLOGICO NEL DIABETE- IL DIALOGO, LE TEORIE, L’ESPERIENZA, Roche Diagnostics S.p.A. 2007; PSICOLOGIA PENITENZIARIA, E.S.I. 2007… Dirige dal 1997 la Collana di Scientifica della Plectica Editrice. In tale ambito, ha pubblicato molti volumi e, di molti, ne è stato anche diretto curatore, da CURARE LA CURA – l’elusione del Corpo, della Parola, del Tempo e della Morte, nel Mondo e nella relazione clinica (2003) fino a STORIA DELLA PSICOLOGIA SALERNITANA nel racconto dei suoi protagonisti (in pubblicazione).