“Educatori. Sfruttati, malpagati, ricattati” – Intervista a Maurizio Mozzoni


 

Continua il viaggio di Radio 32 attraverso le storie degli operatori sociali in italia.

A Milano tre operatori sociali (Mariacristina Faraci, Daniele Grassini e Maurizio Mozzoni) hanno avuto la buona idea di scrivere un libro  che racconta la figura professionale degli educatori in una città metropolitana complessa e impegnativa come la loro.

EDUCATORI. Sfruttati, malpagati, ricattati“. Come essi stessi anticipano nella prefazione, questo libro è un piccolo sassolino che gli autori hanno voluto lanciare nel mare del maltrattamento quotidiano che, come lavoratori, viviamo.

Leggendo questo libro accade l’inevitabile: anche un operatore di Trapani o di Bologna potrebbe tranquillamente riconoscersi, per le dinamiche relazionali tipiche del  lavoro cosi come le le imbarazzanti analogie salariali e per il rapporto che lega gli operatori alle loro società, siano esse cooperative sociali, fondazioni o onlus.

Ai nostri microfoni abbiamo Maurizio Mozzoni, un educatore di Milano che lavora da decenni nel sociale, che ci ha raccontato il perché di questo libro.

La sua esperienza lavorativa e il suo attivismo sindacale hanno fatto si che il libro diventasse un lavoro corale che racconta le storie di tanti che a Milano come a Palermo o a Bologna piuttosto che Napoli condividono analoghe frustrazioni e aspirazioni future.

 

Un passo indietro. Chi è l’educatore professionale?

 

Educare deriva dal verbo latino “educere”, tirar fuori o anche condurre: l’educatore è colui che aiuta le persone in via di sviluppo (di qualsiasi età e in qualsiasi condizione) a tirar fuori da sé, a far emergere e maturare le proprie capacità, guidandole verso la propria autonomia.

L’educatore professionale opera presso strutture socio-educative ed educativo-culturali extrascolastiche, rivolgendosi a persone o a gruppi di diversa età, sia in situazioni di disagio o a rischio di emarginazione sociale, sia in situazione di “normalità”, intervenendo con competenze e specificità proprie.

L’educatore rivolge la propria azione a fasce di utenti molto diverse tra loro: minori abbandonati, disagiati, disabili psico e o fisici, persone in carcere, tossicodipendenti, immigrati, persone in situazione di isolamento sociale per diminuirne il disagio, la devianza, l’emarginazione e favorirne l’integrazione sociale; ma anche anziani, adulti, ragazzi senza problemi particolari, per prevenire il disagio, incrementare le relazioni, aumentare l’agio.

Egli attua progetti educativi che mirano al potenziamento dell’autonomia personale, aiutando lo sviluppo delle potenzialità individuali e incrementando i rapporti sociali con l’ambiente dei soggetti.

Fino ad una decina di anni  fa si diventava educatori professionali con un diploma di scuola media superiore. Poi è stato introdotto il corso di laurea in scienze dell’educazione che sostituisce il vecchio diploma. Per svolgere quest’attività è necessario possedere una laurea triennale.

Si definiscono “Educatori Professionali” coloro che hanno conseguito la laurea in scienze dell’educazione presso le facoltà di scienze della formazione o il Diploma Universitario di Educatore Professionale previsto dal DM 520/98, ma sono anche educatori professionali quelli indicati dal Decreto interministeriale del 2 aprile 2001, ai sensi della legge 42/99, od ai sensi del DM Sanità 29/03/1984, o da altre normative regionali o provinciali. Le equipollenze con il diploma universitario per educatore professionale sono riportate dal DM Sanità del 27 luglio 2000. Può creare confusione il fatto che esista un percorso di studi in educatore professionale istituito nelle facoltà di scienze della formazione e un percorso di educatore professionale realizzato all’interno della facoltà di Medicina.

Con il primo si ha una formazione umanistica (psicologia, pedagogia, sociologia, psichiatria, criminologia ecc) e si opera in ambito socio-educativo e scolastico, con il secondo si è un educatore con formazione paramedica (anatomia, biologia, fisiologia, ecc).

Il titolo professionale di “educatore professionale” in ambito socio-educativo è conseguito nella facoltà di Scienze dell’Educazione e della Formazione ed ha lo scopo di fornire una solida conoscenza dei contenuti culturali connessi alle problematiche educative e formative ed una adeguata padronanza dei metodi di interpretazione e gestione delle situazioni educative nei diversi ambiti.

Tale figura professionale sarà in grado di gestire e realizzare interventi educativi, individuali e collettivi, all’interno di molteplici istituzioni e ambienti. Essa opererà in particolare in tutte le situazioni in cui disagio e varie forme di diversità compromettono la piena realizzazione personale e sociale degli individui.

Questi educatori operano sulle famiglie e sul contesto sociale dei pazienti, allo scopo di favorire il reinserimento nella comunità; partecipano ad attività di studio, ricerca e documentazione finalizzate agli scopi sopra elencati; contribuiscono alla formazione degli studenti.

Un quadro di riferimento autorevole che però in Italia non riconosce a questi lavoratori un adeguato riconoscimento normativo e contrattuale anche perché il grosso di queste figure viene impiegato nelle cooperative sociali, nelle fondazioni e nelle onlus che godono dei benefici di poter trattare i loro dipendenti a partire da un contratto di categoria che è quello delle cooperative sociali ed enti del terzo settore da più parti segnalato come il contratto più povero.