Il ruolo dei medici nella resistenza romana: le malattie inventate che salvarono ebrei e antifascisti

 

In questa puntata (clicca qui o sull’immagine per ascoltarla), ricordiamo la ‘resistenza’ a modo nostro, raccontando le storie dentro, spesso dietro, le grandi storie.

Abbiamo invitato Riccardo Sansone, ricercatore, storico, che ci ha raccontato le storie ‘vive’ di chi hai vissuto quegli anni. Di chi ha deciso da che parte stare in una situazione difficile, in cui il nemico poteva essere un tuo vicino di casa, un conoscente, qualcuno che condivideva il tuo quartiere.

Resistere, in quegli anni, voleva dire prendere costantemente posizione su questioni etiche importanti, difficili.

Ognuno all’interno della propria sfera personale, ognuno con il suo ‘piccolo’ potere da gestire.

In questo breve estratto, parliamo dei medici e del loro ruolo nella resistenza a Roma.

 

E, tra gli altri, ricordiamo Adriano Ossicini che inventò, insieme al primario Giovanni Borromeo, una malattia per salvare decine di ebrei romani dalle persecuzioni nazifasciste e dai campi di sterminio. Si chiamava “Morbo di K” (K come gli ufficiali nazisti Kesselring e Kappler).

Ossicini, antifascista e membro della Resistenza, insieme ai suoi colleghi scrisse sulle false cartelle cliniche il nome della malattia “contagiosissima” che scoraggiò i nazisti al controllo dei nomi dei pazienti. Mentre nei sotterranei una radio clandestina permetteva di comunicare con i partigiani, nell’ospedale trovavano rifugio molti romani. Il suo attivismo costò a Ossicini la prigione e le violenze dei nazisti e dei fascisti.

A 96 anni ricorda la sua storia con un monito: «Bisogna sempre cercare di essere dalla parte giusta…»

 

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