La Resistenza a Roma: per rivivere le storie di chi ha difeso la città

 

 

Ai nostri microfoni abbiamo Riccardo Sansone per la trasmissione “Le pigne in testa”.
Riccardo Sansone è un giovane ricercatore. I suoi studi lo hanno portato ad un meticoloso lavoro sulla salvaguardia della memoria storica. Ha visitato scuole medie, licei, svolto appassionanti lezioni. Riccardo ha raccontato spesso le esperienze dei vecchi eroi ascoltati sui tavolacci delle superstite vinerie di Centocelle, Alessandrino, Quadraro e decine di altri luoghi “remoti”. Un taccuino, un piccolo registratore, una penna e Romoletto, Carletto, er Sor Mario, Marisa, Paolo Renzi e Luigi Forcella tornano a parlare, a raccontare una Roma che non c’è più. Le borgate si organizzano in una rete clandestina tessuta sul territorio da difendere, da liberare. La macchina della resistenza è un organismo vivo, trasversale alle varie classi sociali. E allora commercianti, impiegati, contadini, ladri di polli, ragazzini figli di genitori disoccupati intrecciano le loro esistenze agendo nella semioscurità.

 

Podcast tratto da

 

 

Per saperne di più

 

La Resistenza romana[1] fu il movimento di liberazione che operò a Roma durante l’occupazione tedesca della città, durata dall’8 settembre 1943 (per la mancata difesa da parte dei vertici del Regio Esercito e dopo la battaglia di Porta San Paolo, del 10 settembre) al 4 giugno 1944, data della liberazione della città da parte degli Alleati.

La resistenza coinvolse un gran numero di cittadini romani, i quali si opposero, in modo palese o nascosto (talora passivamente e senza l’uso delle armi, oppure auto-organizzandosi in formazioni paramilitari)[2] alle forze tedesche e alle varie milizie fasciste.

 

 

Il 14 agosto 1943, dopo il secondo bombardamento della capitale, il governo Badoglio dichiara Roma “città aperta” e si appresta a smilitarizzare la città, al fine di salvaguardarne l’inestimabile patrimonio storico e artistico. Pochi giorni dopo, però, l’armistizio chiesto dal governo italiano suscita la reazione immediata dei tedeschi che inaugurano un periodo di violenta ritorsione inducendo alla fuga la famiglia reale.
Il 10 settembre, dal quartiere romano di San Paolo, parte la resistenza della città a cui partecipano borghesi, studenti e soldati che sono rimasti isolati cercando di opporsi, anche se con poche armi, all’avanzata tedesca che arriva da viale Aventino e dal Circo Massimo.
L’unità racconta, con immagini di repertorio e fotografie dell’epoca, la drammaticità dei fatti, resa ancora più concreta dalle testimonianze di alcuni dei protagonisti di quegli anni.
In via Tasso la violenza della Gestapo diventa omicidio di antifascisti, renitenti alla leva, scontenti ed ebrei. I più fortunati sono i partigiani rinchiusi nel carcere di Regina Coeli. Nonostante sia loro vietata ogni comunicazione con l’esterno, infatti, ricevono pacchi e giornali una volta la settimana, e spesso possono parlare con le loro donne che, dal giardino del Granicolo, riescono a far sentire la loro voce.