La sostenibilità della Sanità Pubblica e la crisi economica. Intervista al prof. Gavino Maciocco

 

Intervista

Gavino Maciocco

Docente di Sanità Pubblica presso l’Università di Firenze

Coordinatore blog online Saluteinternazionale.info

Autore di diversi testi di Sanità Pubblica, tra i quali:

Igiene e sanità pubblica. Manuale per le professioni sanitarie

Le case della salute. Innovazione e buone pratiche

La salute globale. Determinanti sociali e disuguaglianze

Le sfide della sanità americana. La riforma di Obama. Le innovazioni di Kaiser Permanente

Politica, salute e sistemi sanitari. Le riforme dei sistemi sanitari nell’era della globalizzazione

 

“La sostenibilità della sanità pubblica non è un problema economico ma politico
e un sistema è sostenibile quanto vogliamo che lo sia”

 

documento conclusivo, commissione sanità
gennaio 2018

 

 

 

L’Italia, così come l’intera Unione Europea, sta attraversando un periodo di prolungato rallentamento economico, cui si accompagna una fase di importanti restrizioni di bilancio, che a loro volta si traducono in politiche volte a limitare o ridurre la spesa per i servizi sanitari. La sanità è infatti un importante settore del bilancio pubblico e in quanto tale è inevitabilmente oggetto di ripetuti interventi di contenimento, soprattutto nei momenti di crisi, con l’obiettivo di fare cassa, ovvero di pervenire in tempi brevi ad una riduzione della spesa di parte corrente e di rinviare la spesa per investimenti (in infrastrutture e tecnologie). E la politica sanitaria sembra essere destinata ad essere dominata dalla crisi economica ancora per molti anni. [1]
Le restrizioni imposte alla sanità risentono peraltro anche dei fraintendimenti di cui soffre il settore. La sanità pubblica è infatti spesso percepita, soprattutto negli anni più recenti, come un settore di spesa, con costi elevati, bassi livelli di produttività e diffuse inefficienze, oltre che con scarso ritorno per l’economia (anche in ragione delle difficile misurabilità del suo impatto economico e dei lunghi tempi di realizzazione degli effetti positivi).

Al contrario, il settore della salute è in grado di fornire un grande contributo non solo al benessere delle persone ma anche all’economia e alla crescita, data la sua importanza come fonte di occupazione e di reddito, la sua ampia diffusione su tutto il territorio, il suo ruolo fondamentale nel mantenimento di una forza lavoro in buona salute, la sua capacità di migliorare il livello di salute delle future generazioni nonché in quanto importante ambito di ricerca scientifica e innovazione tecnologica.

Tuttavia, benché la salute sia una condizione essenziale per la crescita economica e lo sviluppo, il suo impatto sull’economia è spesso sottovalutato.
Tale sottovalutazione della salute e del settore sanitario rafforza la necessità di fare chiarezza non solo sul legame fra salute e Pil (il Pil è un aggregato che misura solo la spesa sanitaria e non dice nulla né sui livelli di salute della popolazione né sulla qualità delle cure), ma anche sul contributo della sanità alla crescita economica (non solo attraverso la produzione di beni e servizi sanitari, ma anche attraverso gli effetti indiretti su tutti gli altri settori) e soprattutto sull’apporto della sanità allo sviluppo umano (al miglioramento della qualità della vita e del benessere delle persone, ovvero a quei fattori che contribuiscono a una crescita qualitativa – e non solo quantitativa – di un paese)[2].

Paradossalmente infatti una morbilità elevata o una sanità inefficiente contribuiscono alla crescita del Pil (perché impongono spese più elevate), mentre una grande attenzione alla prevenzione delle maggiori patologie o una rigorosa limitazione del consumo di prestazioni inappropriate rallentano la crescita del Pil (perché riducono la produzione di servizi assistenziali). In questo quadro appare sempre più necessario sostenere iniziative in ambito scientifico, politico e culturale volte da un lato a evidenziare il possibile grande contributo del settore sanitario alla crescita dell’occupazione e del reddito delle famiglie (oltre che del Pil) e dall’altro a valutare il ruolo della salute nello sviluppo di quelle dimensioni del benessere, alternative o complementari rispetto al Pil, in grado di mettere al centro la persona e la comunità di appartenenza, i suoi bisogni e la qualità della vita. Una sfida impegnativa, dalla quale dipende il recupero di dignità delle politiche per la salute e un rafforzamento delle azioni a tutela della salute e del benessere della popolazione in tutte le politiche, secondo lo spirito della strategia dell’Unione Europea “La salute in tutte le politiche”[3], strategia che la Commissione Igiene e Sanità si è impegnata ad adottare nella propria attività istituzionale.