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Le Pigne in Testa
  In collaborazione con lo Yeti, un gruppo redazionale nel quartiere del Pigneto. L’obiettivo del gruppo di lavoro è quello di ragionare su diverse tematiche...
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Grinta e passione…quando lo sport supera le barriere
L’enorme potenzialità dello sport come strumento metodologico e terapeutico  oltre che semplicemente ricreativo ha fatto si che nei decenni  nascessero in tutta Italia associazioni, squadre...
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Il nostro manifesto

“Radio 32 nasce dalla volontà di professionisti e volontari che lavorano in ambito sanitario e sociale di affrontare le fondamentali questioni legate alla tutela della salute dei cittadini in modo totalmente diverso dall’attuale senso comune.
Vogliamo parlare di salute, e di malattia, da una prospettiva diversa in grado di mettere in dialogo le esperienze vissute delle persone [con le più attuali conoscenze scientifiche].
Radio 32 è una radio comunitaria, ossia il suo scopo è far riunire le persone e vuole farlo utilizzando spazi ‘virtuali’ come veicolo di incontri ‘reali’.
Una Radio che quando svolge questa funzione si concede la libertà di poter parlare di tutto, perché ci fa incontrare e questo le basta. Con delle regole, perché ogni gioco veramente divertente ha delle regole funzionali per tutti i partecipanti. Le nostre regole sono semplici e sono le regole di ogni vero incontro: il dialogo, anche lo scontro, ma sempre nel rispetto l’uno dell’altro.
[Perché, in fin dei conti, siamo tutti persone].
Radio 32 vuole essere un’ottima scusa per ‘connettersi’, per creare reti tra le persone. Reti informali e formali, istituzionali e, a volte, clandestine.
Reti di cittadini che in nome dell’articolo 32 della costituzione italiana si impegnano ogni giorno per onorare la propria professione o con il proprio impegno civile di aiuto e di cura al fine di tutelare veramente la salute delle persone e della nostra società.
Precari, sottopagati, sfruttati, sono ancora tanti i lavoratori che, ogni giorno, spesso nel silenzio più assoluto, svolgono il proprio lavoro portando con sé gli ideali più alti, senza cadere in facili stereotipi e pregiudizi che frequentemente prevalgono su chi vive al ‘margine’.
Handiccapato, matto, tossico, migrante, vecchio, malato, disoccupato sono solo alcune delle tantissime ‘categorie‘ con cui etichettiamo ‘chi non ce la fa‘. ‘Parole’ che racchiudono vite singolari e particolari, parole che ci aiutano a non badare troppo a chi ha questi problemi perché portano con sé spiegazioni superficiali che hanno il solo obiettivo di raffreddare il cuore e farci dormire sonni impotenti e tranquilli.
Diversamente, dietro tutte queste ‘etichette’ ci sono persone: con le loro storie, i loro obiettivi e i loro difetti. E percepirlo non lascia indifferenti.
Riteniamo che cominciare ad adottare nella cura e nella ricerca della cura una prospettiva che metta al centro queste esistenze, che metta al centro il fatto che ‘vivere fa un certo effetto’ [(la tanto trascurata esperienza in prima persona delle persone)], sia fondamentale per migliorare radicalmente la condizione esistenziale di tutti: pazienti e operatori [professionisti] della salute e del welfare.
Perché la medicina, da sola, può ben poco.
Serve un sistema di cura basato sulla collettività. Un sistema di cura in grado di ascoltare il singolo come appartenente alla collettività. Perché ‘prendersi cura’ è un concetto più ampio e complesso di una singola, per quanto efficace, terapia.
Vogliamo favorire una rivoluzione culturale, un cambio di paradigma, perchè pensiamo che ogni malattia vissuta da una persona sia un’ottima occasione per pensare. Ogni malattia [infatti] può essere letta cogliendone gli aspetti biologici, culturali, psicologici e sociali. [Ma, soprattutto,] ogni malattia è primariamente l’esperienza di una persona. Esperienza troppo spesso ignorata da servizi sanitari e sociali sempre più in crisi di personale e di risorse, esperienza rigorosamente esclusa da una ricerca scientifica miope perché arroccata su paradigmi scientifici ormai superati.
Radio32 nasce proprio per ascoltare e ri-raccontare queste esperienze. Per imparare da queste esperienze.
Le esperienze di malattia più comuni verranno lette per le loro caratteristiche esistenziali, verranno condivise, e proveremo a fornire appigli e informazioni corrette e scientificamente fondate per chi le vive. Analizzeremo queste esperienze con esperti del settore al fine di ragionare sui problemi e sulle possibili soluzioni.
Sarà comunicazione dal basso, dall’alto, trasversale.
Perché ogni malessere [malattia] riflette le contraddizioni e i problemi della nostra società e pone questioni importanti per tutta la società civile e per il benessere collettivo.
La malattia nella società contemporanea non è semplicemente quello stato fisico che rende le persone incapaci di lavorare, concezione che è stata alla base del welfare del secolo precedente: oggi la malattia è soprattutto [l’]ostacolo o [l’]incapacità di vivere relazioni. È sufficiente guardare e ascoltare le pubblicità dei farmaci antidolorifici per rendersene conto: “hai la febbre e il mal di testa e non puoi vedere gli amici in serata? Due pasticche di ….. e esci tranquillo. Hai un tremendo mal di schiena e non puoi giocare a tennis? Un po’ di pomata e un cerotto sono sufficienti allo scopo.”. Essere malati, in questo senso, è soprattutto un fastidio sociale: un fastidio che deve essere necessariamente temporaneo e reversibile, pena l’isolamento. Un fastidio gravissimo nella società iper prestativa che ci troviamo a vivere, quella società del “giovanimento” che ci prescrive tutti giovani, possibilmente belli ma certamente in linea, consumatori di emozioni positive, privi di sudorazione e, se proprio si deve sudare, che almeno si profumi di sandalo e mughetto.
In questo quadro, la povertà è divenuta una malattia, come l’handicap, la vecchiaia, le diversità definite dalle desinenze iper o ipo. I bambini vivaci diventano iperattivi (sensation seeking, presto una pillola), il desiderio sessuale può divenire ipoattivo ( presto una pillola blu). Emigrare, grande tradizione del nostro paese, è divenuta una malattia: una malattia ricercata e voluta, come drogarsi, quindi una colpa. L’immigrato è colpevole d’invasione, il drogato è schiavo del vizio, ambedue [aiutati] conniventi se non addirittura complici delle figure oggi più stigmatizzate [di sempre], scafisti e spacciatori. Ambedue ammalano la società: portano malattie vere e proprie (ebola, aids, scabbia, epatite…), commettono reati verso il patrimonio e le persone, assorbono risorse. Malati, inesorabilmente, divengono coloro che per professione si occupano dei marginali, di coloro che presentano “patologie sociali e relazionali” non curabili con un analgesico. Il lavoro sociale professionale, una volta vanto delle società avanzate, è divenuto un residuo del ‘900, residuali sono divenuti gli operatori sociali, residuale sembra divenire, giorno dopo giorno, la società prefigurata dalla nostra carta costituzionale.
D’altra parte, ritrovarsi al ‘margine’ del grande flusso rappresentato dalla ‘normalità’ costringe di per sé a valutare le cose in modo differente. E proveremo a raccontare queste relative, ma significative, verità. Significative se lette dalla giusta prospettiva.
Una prospettiva che mette al centro del discorso la salute, intesa come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o infermità” (OMS, 1948).
Interrogarsi sulla salute significa ragionare sull’esistente, mettere in discussione l’ovvio, parlare di medicina, società, filosofia, politica, psicologia e biologia. Significa saper ascoltare le esperienze di benessere delle persone che coniugano e sintetizzano in esperienze concrete tutte queste visioni teoriche. 
Significa, quindi, dover parlare di tutto per poter capire cos’è per ognuno di noi un benessere completo. E su questo cominciare a costruire un’idea comune di benessere che possa essere orizzonte che racchiude gli impegni e le fatiche che sopportiamo ogni giorno. Parlare di salute significa avere un obiettivo singolare e collettivo allo stesso tempo.
Significa poter tornare a sognare, meno soli e di conseguenza, meno impotenti.
E, nel nostro piccolo, proveremo a fare tutto
ciò, partendo da una piccola Radio che, in realtà, solo una radio non è. Radio 32 è e sarà sempre più [Ma] un progetto di comunicazione multimediale in cui utilizzare i social network mettendoli al servizio di queste tematiche e vi sapremo dire i pregi e le difficoltà di questo viaggio così sperimentale.
Raccoglieremo le esperienze delle persone. I pareri dei professionisti. Le idee di chi vorrà incontrarsi. Proveremo a mettere in relazione enti pubblici e privati.
Tutta questo mettendo al servizio delle persone la possibilità di potersi esprimere per immagini, suoni, testi, racconti scritti o sussurrati. Per poter far esprimere quello che le persone vogliono dire, e a volte urlare, al mondo intero. Radio 32 sarà un orecchio attento in un mondo dove, a dispetto del moltiplicarsi delle voci e degli strumenti di espressione, la capacità di ascoltare è sempre più rara.
Radio 32 vuole essere un’ [l’]agorà della salute, ossia una spazio fisico e virtuale dove poter parlare e confrontarsi sulle importanti questioni sanitarie e sociali che coinvolgono e spesso ‘segnano’ l’esistenza delle persone e della collettività.
E faremo tutto questo con il sorriso, il primo vero atto di prevenzione, il primo atto di cura, il gesto forse più rivoluzionario in questo preciso momento storico.
Proveremo a divertirci.”

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